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Anche in Svizzera si aggrava l'allarme per il riscaldamento climatico e il destino dei ghiacciai alpini.
Lascia un segno nefasto la più calda estate di sempre, che ha fatto seguito a un inverno con scarse nevicate.
Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Rete elvetica di rilevamenti glaciologici (Glamos), la perdita di volume quest'anno risulta del 5,5%.
Il trend purtroppo è allarmante: nel quinquennio 2022-2026, lo scioglimento ha un ritmo del doppio e più, se confrontato con la serie storica: il calo in cinque anni è del 20% nei principali ghiacciai della confederazione, una ventina di massicci. Era stato del 10% nel decennio degli anni Novanta, poi era salito al 27% tra il 2016 e il 2026.
Già a inizio estate la poca neve invernale si era in gran parte sciolta, facendo mancare così uno schermo protettivo agli strati storici di ghiaccio. E a fine estate era totalmente dissolta anche a quote elevate, sopra i 3.500 metri di altitudine, con lo zero termico che molto spesso si registrava infatti parecchio più in alto.
Anche sulle Dolomiti, peraltro, si ricorderanno le numerose giornate estive 2026 con lo zero termico stimato oltre i 4.500 metri, dunque con la vetta regina, la Marmolada, che registrava minime notturne ampiamente sopra lo zero.
Anche in Svizzera l'estate scorsa ha registrato temperature record, da giugno ad agosto mai così caldo fin dall'esordio delle misurazioni, nel lontanissimo 1864. MeteoSvizzera conferma che il 2026 ha superato i dati record della storica e torrida estate 2003.
[nella foto in alto, archivio Ansa, il ghiacciaio del Corvatsch, Svizzera sudorientale, nel 2022]
