Alcuni studiosi del Muse, il Museo delle scienze di Trento, si sono insediati a Tasiilaq, nella Groenlandia orientale per portare a termine un progetto di ricerca bio-culturale che integra archeologia, storia ambientale e scienze naturali assieme a The red house Greenland foundation, istituita dall'esploratore altoatesino Robert Peron.

In una nota il museo spiega che la collaborazione «si fonda su un approccio all'indagine scientifica partecipativo e decoloniale, sviluppato insieme alle comunità locali».

Il progetto punta alla «valorizzazione condivisa di un antico insediamento invernale Inuit».

Gli Inuit sono gli originari abitanti delle regioni costiere artiche e subartiche dell'America settentrionale e della punta nordorientale della Siberia. Il loro territorio è principalmente composto dalla tundra, pianure basse e prive di alberi dove il terreno è perennemente ghiacciato, il cosiddetto permafrost, salvo pochi centimetri in superficie durante la breve stagione estiva.

Attualmente vivono in Alaska (Stati Uniti), in Groenlandia e in Canada.

Una prima spedizione del Muse in Groenlandia - il gruppo era composto da Matilde Peterlini, Chiara Fedrigotti e Mauro Gobbi - aveva avuto luogo tra la fine di agosto e la metà di settembre e lo scopo era di verificare la fattibilità dell'operazione.

Perché «in un Artico in rapido mutamento, una maggiore consapevolezza storica e ambientale può contribuire a sostenere i processi di autodeterminazione e la partecipazione attiva alle decisioni future».

Al Muse, il cui direttore è Massimo Bernardi, era stato chiesto di verificare la possibilità di «avviare un progetto di ricerca e valorizzazione storico-archeologica del promontorio di Ittimiini».

Tasiilaq si trova sulla costa orientale della Groenlandia e con 1.900 abitanti è il principale centro abitato dell'area. La regione, che conta altri cinque villaggi, ha una popolazione complessiva di circa tremila persone.

Il territorio è caratterizzato da tundra artica, paesaggi montuosi, profondi fiordi e lingue glaciali che dalla calotta groenlandese scendono fino al mare. La frequentazione umana dell'area risale a circa quattromila anni fa.

«Fare ricerca in Groenlandia significa inserirsi in un contesto delicato, nel quale è fondamentale che l'attività scientifica, soprattutto sui temi legati alle comunità Inuit, supporti e accompagni i processi di autodeterminazione», commentano Peterlini, Gobbi e Fedrigotti.