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TRENTO. Riprende il nostro “viaggio” tra le federazioni sportive presenti sul territorio provinciale. Un cammino che abbiamo intrapreso per portare alla luce le realtà più piccole, le discipline meno note, praticate da poche centinaia di sportivi. Nel caso del badminton, gli atleti tesserati per le due società provinciali – Marcoliniadi di Marco e Val di Fiemme di Cavalese – sono appena una cinquantina. Ma lo sport del “volano” merita comunque lo spazio che gli dedichiamo oggi, perché viceversa sono addirittura un migliaio i giovani che ogni anno lo praticano, a livello di Giochi sportivi studenteschi.
Perché questa passione non si traduce in numeri più consistenti per la federazione? Lo abbiamo chiesto alla presidentessa della Delegazione provinciale della Federazione Italiana Badminton, Maria Angela Scaglioni, la donna che – assieme al marito Franco Chiappini, insegnante di educazione fisica, “importò” la disciplina in Trentino, quasi trent’anni fa, fondando il Badminton Club Rovereto, che prese parte alla Serie B e, in seguito, anche al massimo campionato. Il figlio Andrea, oggi arbitro internazionale, ha vestito anche la maglia azzurra. Ma ai successi del Rovereto – scioltosi 3 anni fa – non fece seguito l’esplosione del movimento. Ed oggi, in Trentino, il badminton è appunto uno sport praticato prevalentemente a scuola: le Marcoliniadi, che vantano 31 tessati, prendono parte esclusivamente a tornei individuali; il Val di Fiemme, invece, svolge solo attività promozionale. Con il felice contraltare dei buoni numeri dell’attività scolastica: alla prossima edizione dei Giochi sportivi studenteschi prenderanno parte 19 scuole medie, con 38 squadre e 152 alunni; e 13 scuole superiori, con 13 squadre composte da 52 allievi e ancora 39 maschi e 39 femmine iscritti al torneo Juniores. Ma in totale sono un migliaio gli studenti che, a vari livelli, praticano il badminton.
«I problemi di chi vuole allestire una squadra di badminton sono quelli di tutte le società sportive: la responsabilità giuridica, i costi di gestione e soprattutto quelli di trasferta, particolarmente alti in uno sport che ha i suoi “poli” nel vicino Alto Adige e nella lontanissima Sicilia – spiega la presidentessa Scaglioni – In più, come tutti gli altri sport minori, soffriamo la mancanza di un campione locale, che faccia da traino per i giovani ed il movimento. Nello scorso mese di luglio abbiamo organizzato un raduno con un allenatore altoatesino, ma i giovani presenti non hanno voluto nemmeno cimentarsi: credo manchi un po’ di competitività».
Il rilancio potrebbe passare appunto dalla nascita di un campioncino, ma anche dalla novità delle società sportive scolastiche, anche in virtù della buona preparazione degli insegnanti di educazione fisica. «A Mezzolombardo, ad esempio, è stata messa in piedi una squadra – conclude Scaglioni – con un insegnante che segue 20 atleti sia nell’orario scolastico che fuori, e contiamo di supportarlo con nostri tecnici».
@mauridigiangiac
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