TRENTO. Dopo la riforma delle Comunità di valle, un’altra spinta alle fusioni dei piccoli Comuni arriva dalla riforma della legge sugli enti locali approvata ieri sera dal consiglio regionale. Ed è salva la quarantina di Comuni trentini che ha avviato i processi di fusione: le elezioni previste nel maggio 2015, nel caso sia stata presentata domanda di indizione del referendum confermativo, saranno rinviate e gli organi comunali prorogati fino al 31 dicembre del prossimo anno.

I contributi regionali andranno solo ai Comuni che si fondono, e non più alle unioni che la precedente legge finanziava per vent’anni. Per ratificare le fusioni servirà però un quorum più alto ai referendum confermativi: non il 50 per cento degli elettori alle ultime comunali (che era la proposta della giunta), bensì il 40% degli elettori iscritti nelle liste elettorali, per evitare che a decidere le sorti dei piccoli Comuni sia una minoranza.

Con l’accordo siglato tra l’assessore regionale Joseph Noggler e il consigliere della Civica Rodolfo Borga, che ha portato al ritiro dei 700 emendamenti presentati, si sono messi però alcuni paletti: per l’approvazione del progetto di fusione sarà necessaria una delibera di almeno metà dei consigli comunali coinvolti o di almeno il 20% degli iscritti alle liste elettorali.

Un’altra novità della legge riguarda la possibilità, per i Comuni di nominare un assessore in più a condizione che i costi non aumentino (stralciato un emendamento Svp che prevedeva un’indennità aggiuntiva): con la legge del 2012, che ha ridotto i consigli e le giunte, molti Comuni erano passati da 6 a 4 assessori, ma in diversi casi è emersa la disponibilità a ridursi l’indennità pur di avere un assessore in più.

L’altro capitolo della legge è relativo alle quote di genere. La riforma prevede che la percentuale di genere presente nel consiglio comunale debba essere rispettata anche nelle giunte, con arrotondamento per eccesso. Un emendamento di Noggler puntava ad arrotondare per difetto questa corrispondenza, ma il Pd si è opposto: «Il rischio - spiega il capogruppo Alessio Manica - è che con sole 3-4 consigliere, in giunta non ci sarebbe stata nessuna donna».

Stop invece alla doppia preferenza di genere (su due preferenze a disposizione, una dev’essere di genere diverso, come già accade nel resto d’Italia): l’emendamento a prima firma dell’assessora provinciale Pd Sara Ferrari (e sottoscritto dalle consigliere Pd e da Manuela Bottamedi) è stato ritirato. L’impegno della maggioranza è di presentare un disegno di legge ad hoc da portare in aula a gennaio, in tempo utile per le comunali 2015. Ma tutto lascia credere che si scontrerà con l’ostruzionismo in primis di Borga. (ch.be.)