PHOTO
Riva. Sopralluogo all’ex convento dell’Inviolata, ieri, per il sindaco Cristina Santi e l’assessore ai lavori pubblici Pietro Matteotti, accompagnati per la Soprintendenza provinciale ai beni architettonici dalla responsabile della sorveglianza dei lavori (Cinzia D’Agostino) e per il Servizio opere civili dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche, Stefano Torboli. Dopo un primo incontro dell’amministrazione comunale con l’architetto D’Agostino, al quale ha preso parte qualche giorno fa anche l’assessore all’urbanistica Mauro Malfer, Santi e Matteotti hanno voluto approfondire lo stato di avanzamento dei lavori (la cui conclusione è prevista entro Pasqua), anche in vista della definizione della destinazione dell’antico immobile, che assieme alla contigua chiesa dell’Inviolata rappresenta uno dei monumenti più rilevanti di Riva: un’opera seicentesca patrocinata dai Madruzzo e donata all’ordine che custodiva il complesso di Sant’Onofrio al Gianicolo a Roma, dove i cardinali trentini avevano eretto la propria cappella sepolcrale.
Parte dell’immobile è già in uso all’attiguo Conservatorio, il cui edificio è collegato all’ex convento nel settore settentrionale; per la parte rimanente il progetto ha previsto funzioni pertinenti ad attività culturali ed eventi musicali (in sinergia con le attività dello stesso Bonporti) e ad attività ecclesiali e culturali, nella prospettiva della creazione di un centro studi diocesano sulla musica sacra, in virtù di un accordo con l’Arcidiocesi di Trento. Sui dettagli del futuro utilizzo dell’ex convento la nuova amministrazione ha in previsione una verifica e possibili affinamenti, da concordare con Conservatorio e Arcidiocesi, con l’obiettivo della massima valorizzazione di un monumento di ragguardevole pregio, che il restauro ha messo in ulteriore evidenza, e in particolare di una possibile fruizione da parte del pubblico, con modalità che dovranno essere studiate.
«Ho ricevuto dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti la disponibilità a sostenere pienamente questo progetto – spiega il sindaco Santi – e come amministrazione comunale vogliamo assolutamente cogliere questa opportunità. E fare in fretta, per restituire finalmente questo meraviglioso edificio storico alla collettività». «I dettagli da definire sono numerosi – aggiunge l’assessore Matteotti – e attengono anche a una complicata situazione catastale, per la quale occorrerà concordare con l’Arcidiocesi una soluzione che soddisfi sia loro, sia l’amministrazione comunale».
Il restauro – iniziato nel marzo del 2017 – è stato condotto in due fasi: la prima, per la parte architettonica, ha riguardato il consolidamento statico della struttura (interessata diffusamente da fessurazioni causate principalmente gli eventi bellici e sismici) tramite minime opere di adeguamento funzionale mediate da una particolare attenzione al recupero delle finiture originarie come i soffitti lignei, mentre nella seconda fase sono stati presi in carico affreschi e pitture. M.CASS.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Parte dell’immobile è già in uso all’attiguo Conservatorio, il cui edificio è collegato all’ex convento nel settore settentrionale; per la parte rimanente il progetto ha previsto funzioni pertinenti ad attività culturali ed eventi musicali (in sinergia con le attività dello stesso Bonporti) e ad attività ecclesiali e culturali, nella prospettiva della creazione di un centro studi diocesano sulla musica sacra, in virtù di un accordo con l’Arcidiocesi di Trento. Sui dettagli del futuro utilizzo dell’ex convento la nuova amministrazione ha in previsione una verifica e possibili affinamenti, da concordare con Conservatorio e Arcidiocesi, con l’obiettivo della massima valorizzazione di un monumento di ragguardevole pregio, che il restauro ha messo in ulteriore evidenza, e in particolare di una possibile fruizione da parte del pubblico, con modalità che dovranno essere studiate.
«Ho ricevuto dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti la disponibilità a sostenere pienamente questo progetto – spiega il sindaco Santi – e come amministrazione comunale vogliamo assolutamente cogliere questa opportunità. E fare in fretta, per restituire finalmente questo meraviglioso edificio storico alla collettività». «I dettagli da definire sono numerosi – aggiunge l’assessore Matteotti – e attengono anche a una complicata situazione catastale, per la quale occorrerà concordare con l’Arcidiocesi una soluzione che soddisfi sia loro, sia l’amministrazione comunale».
Il restauro – iniziato nel marzo del 2017 – è stato condotto in due fasi: la prima, per la parte architettonica, ha riguardato il consolidamento statico della struttura (interessata diffusamente da fessurazioni causate principalmente gli eventi bellici e sismici) tramite minime opere di adeguamento funzionale mediate da una particolare attenzione al recupero delle finiture originarie come i soffitti lignei, mentre nella seconda fase sono stati presi in carico affreschi e pitture. M.CASS.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
