DASINDO. Il bosco trentino ha cambiato profondamente volto dopo la tempesta Vaia e l’epidemia di bostrico. Superata la fase più difficile, la sfida è ora costruire un nuovo modello di gestione, capace di rendere le foreste più resistenti agli eventi estremi e di valorizzare maggiormente il patrimonio boschivo privato, oggi sottoutilizzato.

Il tema è stato al centro del confronto organizzato questa mattina a Dasindo, nell’ambito della Festa dell’agricoltura e del Palio dei 7 Comuni. Presenti, tra gli altri, gli assessori provinciali Roberto Failoni e Mario Tonina, amministratori, rappresentanti del settore forestale e delle imprese boschive.

Prima di Vaia, i prelievi di legname in Trentino avevano raggiunto circa 540mila metri cubi. Poi sono arrivati il recupero degli schianti e l’emergenza bostrico, che ha raggiunto il picco tra il 2022 e il 2023. Il ritorno alla normalità non significherà però recuperare subito quei volumi: le stime indicano un calo di circa il 30% rispetto al periodo pre-Vaia.

Negli ultimi mesi sono comunque arrivati segnali di normalizzazione: i lotti di legname ordinario venduti hanno superato quelli di materiale bostricato. Una parte della capacità di prelievo potrebbe essere recuperata intervenendo sui boschi privati, che rappresentano una quota importante della superficie forestale ma vengono sfruttati molto meno rispetto alle loro potenzialità.

«Abbiamo imprese trentine che hanno investito molto e ci chiedono legname», ha spiegato Failoni, sottolineando la necessità di coinvolgere maggiormente i proprietari privati. «Il bosco cresce naturalmente: a noi spetta il compito di gestirlo nel modo migliore».

Nel frattempo sono aumentati anche i prezzi del legname. L’abete rosso supera i 130 euro al metro cubo per il materiale a strada e si attesta sui 90-100 euro per quello in piedi, mentre il larice raggiunge circa 140-150 euro al metro cubo. La riduzione della distanza tra le due quotazioni comporta però margini più stretti per le imprese forestali.