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BOLZANO. "La concentrazione del Dna nelle urine non corrisponde ad una fisiologia umana e i dati confermano quindi un'anomalia". Lo afferma Giampietro Lago, comandante del Ris dei carabinieri di Parma nominato perito dal gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, nell'esposizione della sua perizia sul caso Schwazer, avvenuta oggi, 14 settembre.
Il riferimento è al controllo antidoping dell'1 gennaio del 2016, all'origine della seconda squalifica del marciatore altoatesino.
La perizia inoltre dimostrerebbe una riduzione dei valori di Dna nel caso di "superallenamento" e non il contrario. Lo si desumerebbe dagli esami su 37 atleti della Fidal sottopostisi volontariamente alle analisi.
