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La commissione della montagna della Conferenza delle Regioni, ha deciso all'unanimità di chiedere il rinvio al governo del provvedimento promosso dal ministro Roberto Calderoli sulla nuova classificazione dei comuni montani. Nel dibattito, a quanto si apprende, ci sono stati tre interventi a favore (Valle d'Aosta, Alto Adige e Lombardia) e otto contrari con richiesta di rinvio (Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Calabria, Sardegna, Abruzzo e Piemonte).
Duro con il governo Meloni e il ministro Calderoli è stato il presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale, che definisce i nuovi criteri di classificazione «un errore strategico». E aggiunge: «Spero che anche i parlamentari di questa regione reagiscano, così come tutti i parlamentari appenninici.
Le regioni appenniniche vengono massacrate e rimangono i vantaggi per le località delle Dolomiti: Cortina e Madonna di Campiglio rimarranno zone svantaggiate, e verranno tolte quelle dei Comuni di montagna dell'Emilia-Romagna, perché hanno una pendenza lievemente minore a quella che viene definita. Qualcosa di inaccettabile».
Di un «vero e proprio scippo ai danni dei comuni dell'Italia centrale» parla il capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra nella commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, in merito.
«La proposta di revisione dei criteri per la classificazione dei comuni montani avanzata dal ministro Calderoli - sottolinea l'esponente di Avs - escluderebbe vasti territori fuori dai parametri della nuova definizione. È una furbata che sottrae risorse a milioni di persone che vivono nell'area appenninica. Calderoli ritiri questa proposta, come chiedono le Regioni e l'Anci, non capiamo come Fratelli d'Italia che pure è presente su quei territori non si sia ribellato».
Già da settimane il tema scatena polemiche. I nuovi criteri presentati da Calderoli hanno suscitato proteste nell'Appennino, perché molte zone uscirebbero dalla classificazione di area montana, perdendo finanziamenti e la possibilità di rientrare in norme dedicate.
Attualmente i Comuni classificati montani sono circa uno su due, 4 mila, con le nuove norme passeranno a 2.800. Il primo criterio stabilisce che un comune, per essere montano, deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza.
In alternativa, un secondo criterio stabilisce che si può ritenere comune montano anche un territorio con altimetria media superiore ai 500 metri.
Infine un terzo criterio prevede un'altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche quei comuni che sono interamente circondati da territori che rispettano i primi due criteri.
«È da oltre settant'anni - dice Calderoli - che si aspettava un rinnovo complessivo e funzionale dei criteri, soprattutto considerando quelli in vigore fino a ieri. Ci abbiamo lavorato molto e siamo alle battute finali».
La notizia, annunciata la settimana scorsa da Calderoli da Cortina, in occasione delle celebrazioni della Giornata internazionale della montagna, è stata molto discussa all'Aquila all'assemblea dell'Uncem, l'unione dei Comuni montani e dove a farsi portavoce dei malumori appenninici era stato l'assessore regionale dell'Emilia-Romagna Davide Baruffi, esponente Pd che è anche il responsabile degli enti locali della segreteria Schlein.
Secondo Baruffi i criteri individuati da Calderoli sono irricevibili: «Con un algoritmo truffaldino - dice - si tagliano un terzo dei Comuni montani sul piano nazionale e oltre il 40% di quelli dell'Emilia-Romagna. Sarà tutto l'Appennino a essere penalizzato, ovvero la dorsale del Paese. Non è un caso che l'annuncio del ministro venga da Cortina: è una controriforma pensata per le Alpi e contro l'Appennino, contrapponendo territori e territori, comuni e comuni. D'altro canto, se le risorse stanziate sono sempre le stesse del passato, cioè pochissime, ma si annunciano mirabolanti nuovi servizi, allora l'unico modo per distribuire qualche euro in più a chi starà dentro è tagliare fuori tutti gli altri».
«Sulla base dei nuovi criteri - ha ribadito Calderoli oggi alla Camera nel question time - saranno montani 2.844 comuni distribuiti in modo equilibrato tra le diverse zone del Paese. In particolare, il secondo criterio, altimetria media superiore ai 500 metri, intende valorizzare la dorsale appenninica e le isole, inserendo ulteriori comuni che tipicamente non raggiungono l'altimetria dell'arco alpino.
Il terzo criterio prende poi in considerazione la situazione specifica dei 21 comuni interclusi. E preannuncio la disponibilità del governo a includere, nel confronto con gli enti territoriali, ulteriori peculiari situazioni di interclusione, per giungere a un totale di quasi 2.900 comuni montani».
Il ministro ha poi spiegato: «Se è vero che oltre 1.100 comuni non saranno più qualificati come montani, questi stessi sono i comuni che sinora impropriamente hanno fruito dei vantaggi previsti per la montagna, sottraendo risorse alle zone realmente montane che sono le uniche legittimate a protestare sul come siano state gestite le risorse da 73 anni a oggi.
L'obiettivo della legge è ridurre l'attuale elenco di oltre 4 mila comuni che contiene realtà quali Roma e Bologna che, con un'altimetria media rispettivamente di 67 e 82 metri, non hanno certo le caratteristiche geografiche della montagna.
La nuova classificazione intende valorizzare e concentrare le risorse disponibili sulle zone autenticamente montane, dando attuazione all'articolo 44 della Costituzione che prevede provvedimenti a favore delle zone 'montane', non certo delle parzialmente montane o persino prevalentemente pianeggianti», ha aggiunto Calderoli.
