TRENTO. La mancanza di certezze, informazioni frammentate e tante incognite. I genitori è con questo che stanno facendo i conti in questi giorni fra comunicazioni di casi positivi, chiusura di classi e dad.

Situazioni che si assomigliano ma che sono ognuna diversa dalle altre anche per le conseguenze che questa continua incertezza produce.

A spiegare bene quello che succede sono le tante segnalazioni che arrivano a “Dillo al Trentino”.

Come quella di una mamma della sezione 1 dell'asilo di Miola di Pinè.

"La sezione dei nostri figli – spiega – è stata chiusa con una mail arrivataci sabato 15 gennaio la mattina dalla coordinatrice del circolo di coordinamento 1.

Con tale mail ci informava che c'era stato un caso di positività e che in via preventiva avrebbe chiuso la sezione per 48 ore.

Martedì pomeriggio (quasi alla scadenza delle 48 ore) la coordinatrice ci scrive nuovamente che ci sono stati due casi accertati e che in via cautelativa la sezione sarebbe rimasta chiusa "fino a nuova comunicazione" in attesa di indicazioni dalla Apss.

Siamo a giovedì 20 e non sappiamo ancora niente di niente e non abbiamo in mano alcun certificato di isolamento.

Abbiamo chiamato ripetutamente, fino alla nausea la coordinatrice che ci ha dato risposte un pò contraddittorie: l'ultimo contatto è stato venerdì ma si contano i giorni da lunedì salvo poi ritrattare. Si sta in isolamento 10 giorni ma forse sono 14. Serve tampone per rientrare, no non serve. Dopo 10 giorni potete fare il tampone per uscire dall'isolamento ma non è detto che la scuola riapra prima di 15 giorni.

Abbiamo chiesto un intervento del sindaco, del titolare della farmacia locale, abbiamo mandato mail e fatto telefonate. Tutti ci assicurano che siamo in isolamento ma nessuno si prende la responsabilità di scrivere da quando a quando e signori, senza qualcosa di scritto, le parole sono solo parole.

Quindi ci troviamo con 20 famiglie che non sanno cosa fare, genitori che devono restare a casa e che hanno bisogno di un certificato da presentare al datore di lavoro per poter avere il congedo e non possono mandare niente.

Famiglie che non sanno come comportarsi perché non hanno in mano un certificato che imponga l'isolamento quindi c'è chi dice "finchè non ho in mano il certificato io mi sento libero di andare in giro" perché se il sistema conta sul fatto di usare il buonsenso in certe circostanze allora non ne usciremo più perché diciamocelo, il buonsenso è andato in cavalleria ancora a febbraio 2020".