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TRENTO. Lo chiamano "don Torta" perché, quand'era parroco a Cristo Re, a Trento, disse "Datemi una torta e vi farò una chiesa!". E così fu, perché nel 1952, grazie al coinvolgimento dei fedeli, che risposero con entusiasmo all'appello, l'edificio venne aperto al culto. Ha compiuto 106 anni mercoledì 14 gennaio don Guido Avi, il decano dei preti trentini. Da anni ormai don Avi abita nella sua casa natale di Vigalzano, frazione di Pergine Valsugana, dove domenica 18 febbraio, dopo la messa delle 9.30, la comunità ha organizzato un momento per festeggiarlo. "Cristo Re ce l'ho nel cuore. È stata la culla della mia vita e del mio sacerdozio", ricorda don Guido Avi, che quest'anno ha tagliato un altro traguardo: sono passati 82 anni dalla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale.
"Sembra ieri. Questi ottantadue anni sono passati in un lampo. La mia vita è stata proprio così: un lampo di attività e di tante cose belle. Vivo di ricordi e di riconoscenza", racconta il sacerdote trentino. Parroco prima a Noriglio e poi a Rovereto, in Santa Maria, don Avi arrivò nel quartiere di Cristo Re nel 1948. Vi rimase per venti anni, dopo aver sostenuto anche un esame per diventare parroco. Venne poi trasferito prima ad Albiano e poi a Baselga del Bondone. Il nome di don Guido Avi è legato anche alla sua prima parrocchia. A Noriglio, infatti, diede ospitalità ad un gruppo di soldati italiani e alleati fuggiti dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943, come viene raccontato anche nel libro autobiografico "Un gerlo di storia e di provvidenza".
"Benché i tedeschi dessero loro spietatamente la caccia minacciando la pena di morte a chi li avesse ricoverati, don Guido Avi li tenne in casa sua parecchi giorni e li curò da ferite causate nel saltare dal treno, provvide al loro sostentamento e quando il pericolo più grave fu cessato, li munì di carte topografiche, di cibi, di vestiti civili e di denaro", scrisse nel 1945 l'ex podestà di Rovereto Giorgio Sartori, di cui don Avi diventò amico qualche anno più tardi. E proprio nel 1945 "don Torta" contribuì a salvare un altro soldato, questa volta tedesco, che aveva deciso di disertare. Superando i posti di blocco a Folgaria e in Valsugana, don Avi riuscì a portarlo in salvo nella sua casa di Vigalzano.
