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TRENTO. «Difendi il diritto al lavoro», è lo slogan scelto dagli esercenti di Trento che nella mattinata di venerdì 2 aprile hanno organizzato una manifestazione invadendo, in maniera pacifica ma ferma, le vie e le piazze di Trento, con ritrovo alle 8 all’ex area Zuffo e quindi il corteo, lento ma inesorabile, fino a giungere sotto le finestre degli uffici della Provincia, in attesa di poter parlare con il presidente Fugatti e chiedere, semplicemente, «il diritto alla libertà e al lavoro», contro le misure che obbligano alla chiusura negozi e attività commerciali.
Un grido di dolore lanciato durante la manifestazione, alla quale hanno preso moltissime persone con manifesti, cartelli e persino una cassa da morto, per lanciare un appello («Non uccidete le aziende, fateci aprire»).
«Siamo commercianti, ristoratori, baristi, animatori, ambulanti, albergatori, personal trainer, stagionali, dipendenti, estetiste, parrucchieri, partite iva di tutti i generi, famiglie e anche clienti di tutte queste attività, siamo tutti essere umani uguali! Ci siamo uniti tutti in un’unica voce perché siamo fantasmi per lo Stato. Non vogliamo ristori promessi ma la possibilità di ritornare al lavoro e riprenderci la dignità e la libertà di una vita normale che convive con questo virus che probabilmente non sparirà a breve», la voce che si è alzata dal corteo.
I manifestanti hanno consegnato una lettera a Fugatti, annunciando tra l’altro l’intenzione di aprire le loro attività appena passata la Pasqua, dal 6 aprile, «a ogni condizione».
Il presidente Fugatti ha impugnato quindi un megafono e si è messo a parlare agli esercenti: «Stiamo lavorando a un nostro provvedimento per intervenire nei settori dove non interviene il governo con i ristori, che per molti versi riteniamo non sufficienti. Poi, confidiamo che la colorazione torni a essere arancione: se i parametri lo permetteranno, come previsto dal governo, provvederemo a ulteriori riaperture». Parole, però, che non hanno soddisfatto i manifestanti che hanno chiesto nuovamente a gran voce il diritto a riaprire gli esercizi. Fugatti ha dato ragione agli esercenti, assumendosi la responsabilità a dare risposte alle richieste del corteo, «per permettervi di tornare a lavorare».
