TRENTO. Otto anni per il marito, quattro per i suoceri. La Corte d'assise d'appello di Trento ha confermato oggi (5 dicembre) la sentenza di primo grado che ha condannato i familiari di una giovane pakistana accusati di violenze.

La donna, dopo essere stata costretta al matrimonio, viveva

segregata in una casa di Trento, di fatto segregata, vittima di soprusi e violenze: marito e suoceri le impedivano di uscire se non accompagnata e “sorvegliata”, di telefonare, e persino di mangiare ciò che preferiva.

La donna era riuscita a fuggire dalla famiglia e a denunciare la situazione di cui era vittima. 

Oggi la sentenza di appello che conferma le condanne inflitte in primo grado.