CALAVINO. La storia del giovane che raccontiamo oggi, ha del particolare, perché siamo in presenza di un giovane che ha fatto del rilancio del Vino Nosiola la propria mission. Alla domanda del perché la scelta di fare l’imprenditore vitivinicolo risponde infatti, che la vede come una missione per riscattare l’immagine di questo nobile vino, tipico della valle dei Laghi, e particolarmente della zona intorno al lago di Toblino.

Ma attenzione, l’impegno del giovane è quello di puntare sull’alta qualità. Una politica questa, afferma che paga gli sforzi compiuti, infatti i prezzi dei prodotti ottenuti sono mediamente il doppio di quelli praticati sul mercato. Certo, per poter arrivare a questo il giovane Federico Salvetta, appena 23 anni con il diploma del ragioniere ottenuto al Tambosi di Trento, rappresenta l’ennesima generazione della storica famiglia che da sempre gestisce la Cantina Salvetta di Trento, si è impegnato moltissimo. In azienda opera ancora suo prozio, di 92 anni che con il suo esempio mi da tanti utili consigli.


Vista la sua formazione, non agricola, Federico ha frequentato il corso biennale per il conseguimento del brevetto professionale agricolo organizzato dal prof. Paolo Dallavalle della FEM. Un corso, che ha da poco concluso, e che ha trovato molto interessante particolarmente per gli aspetti burocratici legati alla professione agricola. Inoltre ha potuto fare la domanda per l’ottenimento del premio d’insediamento che ha già chiesto ed è in attesa di conoscere l’esito della domanda.


L’organizzazione dell’azienda


Siamo in presenza di un’azienda di modeste dimensioni: 1,5 ettari coltivati tutti a vite della varietà Nosiola, collocata in località “Rauten”, zona particolarmente vocata alla coltivazione dell’uva Nosiola. Ma Salvetta è orgoglioso anche del suo oliveto collocato sul Monte Brione, si tratta di 6000 metri quadrati di piante di olivo tutte ultra centenarie e che pertanto danno un olio di qualità un olio extra vergine eccezionale che vende a 26 euro per una bottiglia da mezzo litro.

Siamo in presenza di un’azienda coltivata con il metodo biologico fin dal 2012 dopo tre anni di conversione, e Federico sta dimostrando con i fatti che la scelta dell’alta qualità abbinata al metodo biologico di coltivazione è pagante.

Ma qual è la tecnica di produzione del suo Nosiola che ritiene unico? Innanzi tutto viene vinificato in rosso lasciandolo sulle bucce per una settimana. La maturazione avviene la prima parte in botti d’acciaio, ed una seconda parte in botti di legno di acacia. Ne nasce un vino ben strutturato e di una vita longeva.

“Siamo conosciuti, afferma il giovane, per le nostre verticali che vanno indietro fino al 2012, proprio per l’ottima struttura del nostro vino. Ovviamente non mi sono improvvisato enologo mi avvalgo di un ottimo enologo che è anche quello che da le consulenze ai cugini Stefano e Marco Pisoni. Inoltre Stefano Pisoni, essendo anche la persona che ha scelto il biologico, spingendosi fino al biodinamico, da molti anni è il suo consulente tecnico che le dà tanti consigli utili. Gli unici problemi sono quelli legati alla fase di maturazione dell’uva perché la Nosiola ha una buccia molto sottile se piove troppo quando è in fase di maturazione rischia di marcire.


Federico, è impegnato a tempo pieno in azienda da quattro anni, come socio di una società agricola semplice assieme al papà Francesco. Considerato che siamo in presenza di una cantina che risale al 1500, con una vasta stalla che intendiamo trasformare in una sala di degustazione. All’interno della cantina intende invecchiare i due vini dell’azienda: il “Rauten”, il nostro vino Nosiola che prende il nome dalla zona dove viene prodotto, e un rosso di uvaggi bordolesi.

Una parte, quella più vocata viene trasformata in Vino Santo, che dopo il minimo di cinque anni di invecchiamento, ne produciamo 800 bottiglie che vendiamo a 50 euro per una bottiglia di 33 cl. Il Rauten viene prodotto in circa 10 mila bottiglie all’anno. Le vendite avvengono in parte in azienda, in parte on line, in tutta Italia, ma anche nei migliori ristoranti dell’Alto Adige, terra dei grandi bianchi e Federico è molto orgoglioso di questo. Ma parte dei suoi prodotti prendono anche la via dell’export: dal Giappone alla Russia, alla Germania, al Belgio, ma anche nei migliori ristoranti di Hollywood, Los Angeles e New York attraverso una rete di importatori.


Federico ha anche un sogno nel cassetto, ma preferisce non rilevarlo oltre al desiderio di girare il mondo per imparare bene l’inglese. Ha un hobby particolare, quello di giocare a basket con il Birrazzano. I suoi amici hanno molto apprezzato la sua scelta che hanno visto come una missione e la apprezzano.