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Calavino. C’erano una volta le “Feste Madruzziane”, la nota manifestazione di rievocazione storica, che a partire dalla prima edizione del 1995 si teneva nel centro storico di Calavino nella settimana che precedeva la terza domenica di luglio, da sempre sagra del paese. Da quell’anno se ne tennero diverse edizioni fino al 2015 allorché sia per un costante calo d’importanza e di presenze, oltre al cambio dei vertici della locale Pro Loco, sono state messe in archivio.
L’iniziativa, come suggerimento, era partita da quel vulcano di idee di don Giuseppe Grosselli, che trovò subito la disponibilità della Pro Loco e soprattutto dell’amministrazione comunale di Calavino per il sostegno finanziario dell’iniziativa (acquisto dei costumi d’epoca, contributi annuali per le numerose spese di allestimento, ed anche il recupero urbanistico-architettonico del centro storico). Il maggior successo dell’iniziativa si ebbe soprattutto nel decennio 1995 – 2005 sia per la peculiarità della proposta che per l’inserimento di anno in anno di qualche numero d’attrazione, come ad esempio “i tornei medioevali”, “la caccia al tesoro per i bambini”, … C’erano comunque delle attrazioni di grande richiamo a partire dal corteo storico in costume lungo le vie del paese, dove sfilavano non solo cavalieri e dame, preceduti dalla corte vescovile del cardinal Cristoforo Madruzzo (il 1° dei 4 principi vescovi madruzziani che gestirono il Principato vescovile di Trento dal 1539 al 1658), ma anche dalla plebe festante, agghindata nei loro semplici costumi rustici ed accompagnata dagli animali domestici (la vera loro ricchezza). La rievocazione storica rispolverava alcuni m omenti di vita del “borgo medievale” attraverso un rapporto intenso – pur nel rigoroso rispetto dei ruoli – fra vita popolare e cortigiana. Da una parte uno spaccato di quotidianità paesana con la presentazione degli antichi avvolti del centro storico dei lavori e delle tradizioni del passato, tramandate di generazione in generazione ed ora scomparse; dall’altra, a sottolineare la stretta correlazione fra famiglia Madruzzo e Comunità di Calavino, lo sfarzo della vita cortigiana di quest’ultimo Casato.
Era comunque un programma ben articolato per tutti i gusti: da quello culturale delle tavole rotonde su un tema specifico delle problematiche del tempo (“carta di regola”, …), a quello ricreativo-culinario con specialità di un tempo (“la cena popolare col minestron de pizi”, la varietà della carne alla brace, l’orzét, le fortaie, …), alla disfida fra i 4 rioni del paese. La conclusione veniva affidata alla commedia semiseria del teatro di strada, che si teneva in piazza Roma, nel corso della quale si teneva un processo per qualche misfatto alla presenza del cardinal Cristoforo Madruzzo. Un ricordo ancora vivo nella mente di tutti, da cui si sprigionava, grazie al contributo di tutti, quel forte senso di appartenenza alla propria comunità ed alle proprie tradizioni. M.B.
L’iniziativa, come suggerimento, era partita da quel vulcano di idee di don Giuseppe Grosselli, che trovò subito la disponibilità della Pro Loco e soprattutto dell’amministrazione comunale di Calavino per il sostegno finanziario dell’iniziativa (acquisto dei costumi d’epoca, contributi annuali per le numerose spese di allestimento, ed anche il recupero urbanistico-architettonico del centro storico). Il maggior successo dell’iniziativa si ebbe soprattutto nel decennio 1995 – 2005 sia per la peculiarità della proposta che per l’inserimento di anno in anno di qualche numero d’attrazione, come ad esempio “i tornei medioevali”, “la caccia al tesoro per i bambini”, … C’erano comunque delle attrazioni di grande richiamo a partire dal corteo storico in costume lungo le vie del paese, dove sfilavano non solo cavalieri e dame, preceduti dalla corte vescovile del cardinal Cristoforo Madruzzo (il 1° dei 4 principi vescovi madruzziani che gestirono il Principato vescovile di Trento dal 1539 al 1658), ma anche dalla plebe festante, agghindata nei loro semplici costumi rustici ed accompagnata dagli animali domestici (la vera loro ricchezza). La rievocazione storica rispolverava alcuni m omenti di vita del “borgo medievale” attraverso un rapporto intenso – pur nel rigoroso rispetto dei ruoli – fra vita popolare e cortigiana. Da una parte uno spaccato di quotidianità paesana con la presentazione degli antichi avvolti del centro storico dei lavori e delle tradizioni del passato, tramandate di generazione in generazione ed ora scomparse; dall’altra, a sottolineare la stretta correlazione fra famiglia Madruzzo e Comunità di Calavino, lo sfarzo della vita cortigiana di quest’ultimo Casato.
Era comunque un programma ben articolato per tutti i gusti: da quello culturale delle tavole rotonde su un tema specifico delle problematiche del tempo (“carta di regola”, …), a quello ricreativo-culinario con specialità di un tempo (“la cena popolare col minestron de pizi”, la varietà della carne alla brace, l’orzét, le fortaie, …), alla disfida fra i 4 rioni del paese. La conclusione veniva affidata alla commedia semiseria del teatro di strada, che si teneva in piazza Roma, nel corso della quale si teneva un processo per qualche misfatto alla presenza del cardinal Cristoforo Madruzzo. Un ricordo ancora vivo nella mente di tutti, da cui si sprigionava, grazie al contributo di tutti, quel forte senso di appartenenza alla propria comunità ed alle proprie tradizioni. M.B.
