SAN MICHELE ALL’ADIGE. In tutta Italia, solo il museo di San Michele è stato selezionato per “The best in Heritage”. È una rassegna internazionale dove vengono presentati i migliori progetti nel campo della conservazione culturale, fra quelli che hanno ottenuto un premio nel 2017. L’evento inizia oggi a Dubrovnik, in Croazia. Venerdì sarà premiato il migliore fra i 28 progetti in concorso, provenienti da tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti: «E noi partecipiamo per vincere», dice il direttore del Museo degli usi e costumi della gente trentina, Giovanni Kezich.

San Michele gareggia con “Carnival king of Europe”, il progetto avviato nel 2007 e non ancora concluso, premiato in Finlandia lo scorso anno da Europa Nostra. «Volevamo documentare e spiegare uno scenario etnografico che è rilevante per quasi tutti i paesi europei – dice Kezich –. Ovvero le sfilate invernali di tantissimi piccoli paesi del continente». In origine questi riti avvenivano a ridosso del Capodanno, come buon auspicio per la fertilità dei campi. Nel tempo si sono evoluti, fino a diventare il nostro carnevale. «La cosa straordinaria – spiega Kezich – è che questi riti mascherati hanno delle somiglianze che uniscono i Balcani, l’Europa dell’est, la Mitteleuropa, l’arco alpino e le penisole italiana e iberica. È un contesto omogeneo, in cui vediamo in atto gli stessi personaggi e gli stessi costumi». Così, sorprendentemente, i “lacché” di Romeno in val di Non, con i loro tipici cappelli a punta, hanno un equivalente identico negli “scacciuni” a Cattaffi, in provincia di Messina. Le maschere possono diventare lo strumento per documentare legami antichi fra diverse comunità: «È una cosa che la gente apprezza – dice Kezich – e dalla quale possono nascere nuovi legami e amicizie».

A San Michele sono catalogate più di 150 maschere provenienti da 14 paesi europei diversi. «Abbiamo il più importante archivio cinematografico e documentario sulle mascherate d’inverno europee», spiega Kezich con orgoglio e anticipando un sogno per il futuro. «C’è ancora molto lavoro da fare e molte altre maschere da documentare – dice il direttore – quando abbiamo iniziato avevamo ottenuto un finanziamento europeo, che ci ha permesso di collaborare con Croazia, Francia, Bulgaria e Macedonia. E poi fino al 2012 anche con Spagna, Polonia, Slovenia e Romania. Dal 2013 il museo fa tutto da solo, con i propri fondi. Il sogno nel cassetto è di riuscire a riprendere un progetto finanziato dall’Unione Europea, con altri Paesi partner». Per questo anche la visibilità della rassegna di questi giorni può contribuire.