Lavis. Se a Lavis c’è un posto che fino a poco tempo fa brulicava di bambini, quello è l’oratorio. Ora invece tutto tace: ci sono solo i padri giuseppini e qualche animatore. Non ci sono ragazzi che inseguono i palloni nel cortile, né ci saranno i gruppi estivi. Anche così si capisce che la normalità che stiamo vivendo è ancora un po’ artificiale. Ma l’oratorio non ha rinunciato alla sua missione educativa, che ormai da tempo supera i confini della fede e diventa più inclusiva. Rivolgendosi a tutti i ragazzi in una fascia d’età che ha molto bisogno di punti di riferimento, soprattutto durante un’epidemia. È così che a Lavis l’oratorio si è reinventato in maniera virtuale, coltivando la speranza di tempi migliori.

Un’estate diversa

Noemi Moser ha 19 anni, vive a Lavis e sta facendo il servizio civile nel suo oratorio. È lei, insieme ai responsabili degli animatori, a spiegarci qual è la situazione. «In questo periodo di emergenza sanitaria anche l’oratorio ha dovuto chiudere. All’inizio ipotizzavamo che fosse uno stop di pochi giorni e invece si sono prolungati. Passata la Pasqua, abbiamo pensato a qualcosa di alternativo. Visto che i bambini non potevano venire in oratorio, abbiamo pensato di raggiungerli telematicamente. Ci premeva far sapere alle famiglie, e soprattutto ai bambini, che l’oratorio stava pensando a loro». L’obiettivo era insomma di mantenere inalterato il legame affettivo, anche se in maniera completamente diversa dall’abitudine. «Questo periodo di lockdown ci ha presi tutti alla sprovvista e ci ha costretti a trovare nuove connessioni, nuove strategie e modi di mettersi in gioco – spiegano in oratorio –. Abbiamo iniziato una piccola attività che abbiamo chiamato “Grestate a casa” con la quale raggiungiamo i bambini una volta alla settimana. Sarà così fino alla fine della scuola, poi cercheremo di arrivare a loro più spesso. Speriamo anche in qualche eventuale incontro, magari all’aperto e a piccoli gruppi, puntando sul gioco: stiamo aspettando le direttive. Rimane il fatto che questa sarà un’estate anomala. Senza precedenti».

Coltivare la speranza

C’è un numero (353 407 5342) che è stato attivato appositamente e che permette a Noemi di tenere i contatti con i bambini. Con il suo aiuto “a distanza” e alcuni video, ha aiutato per esempio i bambini a preparare un biglietto per la festa della mamma, un disegno da portare agli ospiti della casa di riposo e ha fatto anche dei giochi con loro. Ci saranno poi canzoni e balletti, con gli animatori dei vari gruppi, fatti sempre da casa. «I bambini sembrano apprezzare questa iniziativa e ci inviano i loro ringraziamenti – dicono in oratorio –. Ci rendiamo conto che ciò che facciamo è ben poca cosa ma è l’unica che possiamo in questo momento, in attesa di tempi migliori. Secondo noi, l’importante è tenere alto il morale dei bambini e soprattutto alimentare la speranza. Come dice Papa Francesco: “La speranza non è solo ottimismo, è molto di più. È un dono di Dio”».