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San michele all’adige. Danilo Tramonti, da semplice cittadino appassionato di Storia, ha formulato un’ipotesi riguardo gli affreschi della facciata dell’edificio “Aquila Nera” e ha chiesto un confronto al direttore del Museo degli Usi e Costumi, Giovanni Kezich, ma non ha ottenuto risposta. Le sue restano dunque idee non avvalorate, seppur interessanti.
Ecco ciò che Tramonti sostiene. In area germanica fino al 1200-1300 il re degli animali era considerato l’orso e in epoca successiva, riprendendo la cultura classica e le Metamorfosi di Ovidio, fu il leone ad essere re degli animali. Per cui, secondo Tramonti, la raffigurazione poteva indicare, ai viaggiatori giunti in terra di confine, il Nord, la terra degli orsi, rispetto al Sud, la terra del Leone. Riguardo alla figura femminile che appare adorna di fiori, Danilo Tramonti pensa alla leggenda di Callisto, una ninfa che Era, la moglie gelosa di Zeus, trasformò da cacciatrice in orsa, una preda che si ritrovò inseguita anche dal figlio, al che Zeus, impietosito, tramutò entrambi in stelle, appunto l’Orsa maggiore e l’Orsa minore.
Di diverso avviso è Giovanni Dellantonio, della Soprintendenza per i beni culturali, secondo cui la Donna selvatica, dipinta insieme all’Uomo selvatico, potevano essere figure che avevano lo scopo di esorcizzare i pericoli che incombevano sui viaggiatori.
Detto questo, ciò che vale per tutti è che gli affreschi dell’Aquila Nera sono affascinanti e stimolano l’immaginazione sul tempo che fu. A.T.
Ecco ciò che Tramonti sostiene. In area germanica fino al 1200-1300 il re degli animali era considerato l’orso e in epoca successiva, riprendendo la cultura classica e le Metamorfosi di Ovidio, fu il leone ad essere re degli animali. Per cui, secondo Tramonti, la raffigurazione poteva indicare, ai viaggiatori giunti in terra di confine, il Nord, la terra degli orsi, rispetto al Sud, la terra del Leone. Riguardo alla figura femminile che appare adorna di fiori, Danilo Tramonti pensa alla leggenda di Callisto, una ninfa che Era, la moglie gelosa di Zeus, trasformò da cacciatrice in orsa, una preda che si ritrovò inseguita anche dal figlio, al che Zeus, impietosito, tramutò entrambi in stelle, appunto l’Orsa maggiore e l’Orsa minore.
Di diverso avviso è Giovanni Dellantonio, della Soprintendenza per i beni culturali, secondo cui la Donna selvatica, dipinta insieme all’Uomo selvatico, potevano essere figure che avevano lo scopo di esorcizzare i pericoli che incombevano sui viaggiatori.
Detto questo, ciò che vale per tutti è che gli affreschi dell’Aquila Nera sono affascinanti e stimolano l’immaginazione sul tempo che fu. A.T.
