LAVIS. A Lavis anche i cittadini potranno contribuire, fino al 30 aprile, con suggerimenti e proposte, a determinare il campo di azione del Piano anticorruzione per il triennio 2018-2020 approvato dalla giunta comunale a fine gennaio. Piano che fa riferimento alla normativa nazionale il cui obiettivo è quello di combattere eventuali anomalie nel comportamento della pubblica amministrazione da parte dei dipendenti e degli amministratori, fino alla corruzione, se non altro, ad esempio la mancanza di correttezza e l’imparzialità. Materia delicata, non sempre facile da dipanare, soggetta a sottigliezze, anche di carattere giuridico-amministrativo, non da poco.

Va subito chiarito che la possibilità non riguarda l’eventuale segnalazione di episodi ritenuti non consoni o addirittura passibili di denuncia, che possono essere evidenziati in ogni momento, bensì il ventaglio di casi che andrà a comporre il Piano definitivo, in una sorta di partecipazione tra cittadini e Comune. Per il momento, in attesa delle segnalazioni della popolazione, l’amministrazione lavisana ha concentrato la propria attenzione su alcuni temi, demandando ai propri dirigenti la stesura di una relazione una volta raccolte anche le segnalazioni dall’esterno del palazzo.

Dando un’occhiata all’elenco degli argomenti sotto i riflettori del Piano, in campo urbanistico il focus riguarda il Piano regolatore generale, i piani attuativi, i provvedimenti concessori e autorizzativi, il regolamento edilizio. Nel settore dell’affidamento di forniture e lavori, particolare attenzione viene rivolta alle procedure di controllo e certificazione precisando i contorni per l’individuazione più facile e puntuale dei soggetti responsabili dei vari incartamenti al riguardo. E ancora, nel settore finanziario si punta all’istituzione di strumenti di report che permettano un efficace controllo di gestione anche in funzione anticorruzione. Pure per individuare possibili anomalie nel numero, magari un po’ troppo ripetuto, di affidamenti a trattative privata e non con una gara d’appalto. Magari troppo spesso alla stessa società o impresa.

È nel 2012 che il Parlamento ha approvato la legge sulla prevenzione della corruzione modificata poi, nel corso degli anni, con altri provvedimenti tesi a favorire la trasparenza dei procedimenti amministrativi. Per combattere la mala amministrazione della “cosa pubblica”, gli episodi di corruzione di pubblici funzionari, i comportamenti scorretti, le pressioni indebite. Un calderone dentro il quale il Paese, nelle sue vari articolazioni pubbliche, è finito dentro parecchie volte con conseguente spreco e distrazioni di risorse. A volte piccoli episodi. In altri casi, macroscopici. A dimostrazione che, spesso e volentieri, le regole vengono bypassate, eluse, disattese. Ma ci sono. Il Piano anticorruzione che i Comuni devono adottare è una di queste. Anche se poi, magari, i cittadini non è che partecipino un granché all’elaborazione del Piano. Come successo lo scorso anno a Lavis. Ma non solo. (pa.pi.)