Valle di cavedine. Il settore economico che sicuramente ha risentito meno del lungo periodo del “lockdown” è stata l’attività agricola sia per il passaggio dall’inverno alla primavera, periodo in cui i lavori non sono così pressanti, sia perché le limitazioni anticontagio permettevano comunque ai contadini di potersi dedicare alle coltivazioni. Quindi in diversi territori si è approfittato per rinnovare gli impianti (vigneti, frutteti, …). Ma c’è di più. Un recente contributo editoriale di Alessandro Franceschini, pubblicato sul n. 103 della rivista Judicaria, affronta il tema dell’avanzamento del bosco a scapito delle coltivazioni in valle dei Laghi e nello specifico ha messo a confronto nel territorio di Castel Madruzzo la mappa del catasto austriaco del 1865 con l’attuale situazione mappale mediante orto-foto. Dal raffronto l’avanzamento del bosco sul versante del Bondone verso il fondovalle in circa 150 anni è incontrovertibile, al punto che esso lambisce a monte (est) i paesi. Da alcuni anni a questa parte, però, si nota una controtendenza o meglio la teoria dei “corsi e ricorsi storici” del Vico nel senso che le coltivazioni stanno riprendendosi lo spazio abbandonato. Infatti, se nei secoli precedenti si era cercato di utilizzare, soprattutto da parte dei nuclei familiari meno abbienti, quei piccoli fazzoletti di terra solitamente di proprietà comunale per ricavarne con fatiche enormi dei piccoli campi (“le frate”, “novali”, …) col boom industriale degli anni ’60 si era verificato l’abbandono della terra con il graduale avanzamento del bosco.

Ora, invece, con altri mezzi e potenzialità, c’è un ritorno alla terra - anche per la chiusura o comunque la riduzione dei posti di lavoro nelle fabbriche e per la valle del cementificio di Sarche - con l’avvio di nuove aziende agricole da parte di giovani imprenditori, favoriti indubbiamente anche dall’incentivo provinciale, e dal punto di vista visivo questa graduale modifica del territorio. M.B.