TRENTO. Si chiama “Piano di controllo del cervo” e ha una durata di 5 anni, dal 2022 al 2026: nei primi due anni prevede l’abbattimento di 100-180 cervi nel territorio del Parco nazionale dello Stelvio con l’obiettivo di ridurre la popolazione di questi ungulati: oggi la stima della consistenza primaverile del cervo nell’intera Unità di gestione PNS–Val di Sole è di circa 2.900 cervi ed è possibile prevedere che, durante la fase estivo-autunnale, la parte di popolazione presente nel Parco è di circa 1.600 individui.

Troppi, secondo gli esperti. 

Approvato nei suoi obiettivi e contenuti generali dal Comitato provinciale di coordinamento e indirizzo del Parco, il Piano di controllo – che verrà realizzato in collaborazione con l’Associazione cacciatori trentini e sotto il coordinamento e il controllo del Parco e del Corpo Forestale, viene ora presentato sul territorio con enti e soggetti dell’area territoriale interessata; i primi incontri sono avvenuti ieri, 13 maggio, in val di Peio e in val di Rabbi, alla presenza dei sindaci di Peio, Alberto Pretti, e di Rabbi, Roberto Cicolini, delle sezioni locali dell'Associazione Cacciatori con il presidente provinciale Stefano Ravelli.

Le motivazioni che allo stato attuale portano alla proposta di attivazione del prelievo in controllo all’interno del Parco – spiega la Provincia in una nota - sono gli “squilibri ecologici” e gli effetti sugli ecosistemi e sulla biodiversità, causati dalle elevate densità di cervo.

Il primo riguarda l’elevato brucamento delle gemme apicali delle piantine di rinnovazione fa registrare percentuali di carico medio da morso tra il 50 e il 70% in Val di Peio e in Val di Rabbi, soprattutto su abete rosso e larice, inoltre la forte presenza del cervo modifica la composizione e la struttura del bosco e comporta anche cambiamenti e riduzione del sottobosco, che influisce sulla disponibilità di siti di rifugio e sull’abbondanza dell’entomofauna, importanti per la sopravvivenza dei pulli (giovani) delle popolazioni di Tetraonidi del Parco, in particolare del gallo cedrone.

Gli impatti da brucamento sui prati a sfalcio – precisa la Provincia – , su cui il cervo si alimenta nei mesi primaverili, causano ammanchi di fieno anche di circa il 20-30%.

Altro tema di disequilibrio è la competizione con il camoscio, la cui popolazione nel Parco si è dimezzata nell’ultimo ventennio: anche in relazione ai cambiamenti climatici, nei mesi estivi il cervo tende sempre più ad alzarsi di quota e a frequentare costantemente le praterie alpine in cui si sovrappone al camoscio, sfruttando le sue risorse alimentari e diminuendone la disponibilità per quest’ultimo. E competizione avviene anche con il capriolo dentro il Parco, anche in questo caso a sfavore di quest’ultimo per una sorta di intolleranza spaziale nei confronti del cervo.