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Val di non. Rischio agricoltura senza manodopera? Una soluzione possibile arriva da Ville d’Anaunia con il "Modello Gen Z" per il reclutamento di giovani e studenti della Generazione Z, preparato da Marco Parolini di Motylab, esperto in orientamento al lavoro e innovazione territoriale, con la collaborazione del consigliere comunale di Ville d’Anaunia con delega per le politiche giovanili e del lavoro, Graziano Tolve. «Si tratta di un progetto innovativo per risolvere un problema che quest’anno è aggravato dall’emergenza Covid 19 e che abbiamo presentato in Provincia e alla Coldiretti del Trentino» - spiega Tolve illustrando l’idea.
A rischio un quarto del raccolto
Con l’emergenza sanitaria è a rischio più di un quarto del raccolto nelle campagne italiane, svolto perlopiù da quelle mani straniere che ora sono rientrate in patria. Il raccolto rischia così di rimanere nei campi e la frutta sugli alberi. «Non possiamo più aspettare decisioni della politica che non arrivano o arrivano sempre dopo.
La natura prosegue il suo corso senza attendere i decreti, e se non ci muoviamo adesso con idee innovative rischiamo di rimanere travolti». In ballo ci sono numeri importanti: in Italia secondo la Coldiretti si tratta di 370 mila lavoratori regolari stranieri ovvero il 70% della manodopera totale.
Un fabbisogno stimato di 25.000 persone in Trentino, dove peraltro è a rischio anche il reclutamento della manodopera del turismo stagionale.
Le ragioni della crisi
Il progetto identifica le motivazioni della crisi di manodopera stagionale: il blocco delle frontiere; le quarantene forzate; il protrarsi dell’emergenza sanitaria anche nel paesi d’origine; la necessità di trattenersi in famiglia e la paura a spostarsi. «Una mobilità sempre più complessa che riguarderà anche il mercato del lavoro interno, perché anche gli italiani non si muoveranno più come in passato tra una regione e l’altra creando così problema soprattutto per la filiera del turismo. Per questo il modello che abbiamo preparato prevede di affrontare il problema in maniera sistemica di agricoltura e turismo insieme» - spiega Tolve.
Mancano 25 mila stagionali
Come descrive bene Parolini - che nel suo curriculum vanta consulenze con importanti gruppi economici e percorsi di Job trainer anche ad alto livello tra cui anche le Casse Rurali Trentine - le proposte attualmente in campo per risolvere il problema passano dal coinvolgimento di disoccupati e detentori di reddito di cittadinanza alla regolarizzazione degli extracomunitari; dai voucher alle piattaforme di matching online fino alla manodopera straniera con corridoi verdi, al pari dei lavoratori del settore sanitario e con isolamento fiduciario. «I voucher e le piattaforme on line di matching tra domanda e offerta -spiega Parolini -possono essere solo un primo passo e non risolvono il passaggio chiave: come trovare e rimpiazzare il 70% della manodopera straniera, cioè ben 25 mila lavoratori stagionali in Trentino?»
Esperienza educativa
Ecco allora la proposta di coinvolgere la Generazione Z (giovani sotto i 25 anni). «Questo perché sono in numero significativo: in Trentino si tratta di 79.400 giovani tra i 16 e i 29 anni, di cui 45.159 giovani della fascia 18 – 25 anni; (Fonte: Istat – Ispat, provincia di Trento)». E i vantaggi di utilizzare manodopera locale anziché straniera sono molteplici: educativo (si consente ai giovani di dare un contributo ad un problema e di fare un’esperienza); economico (120 milioni di euro di reddito che ogni anno rimarrebbero in Trentino; sostenibilità e misure anti-spreco, perché si evita che la frutta marcisca sugli alberi.
A rischio un quarto del raccolto
Con l’emergenza sanitaria è a rischio più di un quarto del raccolto nelle campagne italiane, svolto perlopiù da quelle mani straniere che ora sono rientrate in patria. Il raccolto rischia così di rimanere nei campi e la frutta sugli alberi. «Non possiamo più aspettare decisioni della politica che non arrivano o arrivano sempre dopo.
La natura prosegue il suo corso senza attendere i decreti, e se non ci muoviamo adesso con idee innovative rischiamo di rimanere travolti». In ballo ci sono numeri importanti: in Italia secondo la Coldiretti si tratta di 370 mila lavoratori regolari stranieri ovvero il 70% della manodopera totale.
Un fabbisogno stimato di 25.000 persone in Trentino, dove peraltro è a rischio anche il reclutamento della manodopera del turismo stagionale.
Le ragioni della crisi
Il progetto identifica le motivazioni della crisi di manodopera stagionale: il blocco delle frontiere; le quarantene forzate; il protrarsi dell’emergenza sanitaria anche nel paesi d’origine; la necessità di trattenersi in famiglia e la paura a spostarsi. «Una mobilità sempre più complessa che riguarderà anche il mercato del lavoro interno, perché anche gli italiani non si muoveranno più come in passato tra una regione e l’altra creando così problema soprattutto per la filiera del turismo. Per questo il modello che abbiamo preparato prevede di affrontare il problema in maniera sistemica di agricoltura e turismo insieme» - spiega Tolve.
Mancano 25 mila stagionali
Come descrive bene Parolini - che nel suo curriculum vanta consulenze con importanti gruppi economici e percorsi di Job trainer anche ad alto livello tra cui anche le Casse Rurali Trentine - le proposte attualmente in campo per risolvere il problema passano dal coinvolgimento di disoccupati e detentori di reddito di cittadinanza alla regolarizzazione degli extracomunitari; dai voucher alle piattaforme di matching online fino alla manodopera straniera con corridoi verdi, al pari dei lavoratori del settore sanitario e con isolamento fiduciario. «I voucher e le piattaforme on line di matching tra domanda e offerta -spiega Parolini -possono essere solo un primo passo e non risolvono il passaggio chiave: come trovare e rimpiazzare il 70% della manodopera straniera, cioè ben 25 mila lavoratori stagionali in Trentino?»
Esperienza educativa
Ecco allora la proposta di coinvolgere la Generazione Z (giovani sotto i 25 anni). «Questo perché sono in numero significativo: in Trentino si tratta di 79.400 giovani tra i 16 e i 29 anni, di cui 45.159 giovani della fascia 18 – 25 anni; (Fonte: Istat – Ispat, provincia di Trento)». E i vantaggi di utilizzare manodopera locale anziché straniera sono molteplici: educativo (si consente ai giovani di dare un contributo ad un problema e di fare un’esperienza); economico (120 milioni di euro di reddito che ogni anno rimarrebbero in Trentino; sostenibilità e misure anti-spreco, perché si evita che la frutta marcisca sugli alberi.
