Ossana. Quando si chiude una carriera agonistica c’è il tempo per fermarsi e lasciare che i ricordi si colorino di emozioni. Davide Bresadola lascia il salto con gli sci, dopo vent’anni di attività.

«Fin da piccolo è stata la voglia di spingermi oltre il limite a guidarmi nel mio sport, ma da quando ho percepito che stava diventando un lavoro ed i sacrifici si sono fatti quasi invalicabili, ho preso la decisione di smettere». Con queste motivazioni l’atleta solandro ha deciso di appendere gli sci al chiodo chiudendo una carriera che lo ha visto “volare” sui trampolini più prestigiosi di tutto il mondo.

Aveva sei anni quando ha messo i suoi primi sci da salto al Centro Salto di Pellizzano: «Ricordo che si saltava ancora con il berretto e i pantaloncini tecnici, fin da subito ho amato il brivido del volo e le sue sensazioni. Sono cresciuto nel Gruppo Sportivo Monte Giner, è grazie a loro se oggi posso raccontare la storia di una carriera che mi ha portato per ben tre volte alle Olimpiadi».

Da Torino a Pyeongchang

Davide ha partecipato a Torino 2006, Sochi 2014 e Pyeongchang 2018: «La prima Olimpiade è stata davvero impattante dal punto di vista emozionale, ero molto giovane, con alle spalle solo l’esordio in Coppa del Mondo a Predazzo. Me la sono goduta, stavo molto bene ma si è rovinato tutto per un attacco di appendicite che ha compromesso la partecipazione alla competizione a squadre dell’Italia». Un destino strano, quello di Davide con le Olimpiade, al grande appuntamento a cinque cerchi non è mai riuscito ad esprimersi al meglio a causa di qualche intoppo fisico. È stato così anche a Pyeongchang, quando una caduta nella prova individuale gli ha procurato 15 punti di sutura. «Non volevo si ripetesse quanto avvenuto a Torino, ho stretto i denti mettendo a rischio un po’ anche la mia incolumità ma alla fine sono riuscito a partecipare alla gara a squadre e questo è stato un po’ come chiudere il cerchio».

Davide ha iniziato la carriera da combinatista partecipando ai Mondiali Juniores, poi nel 2010 all’età di 21 anni la scelta di passare al salto speciale: «Sono sempre stato più portato per il salto rispetto al fondo, fino a quando ho avuto la speranza di migliorare ho tenuto duro, poi ho deciso di cambiare e da lì in poi è stata tutta un altro tipo di carriera». Nono posto a Lillehammer nel 2014, una vittoria in Continental Cup, top 10 nel Summer Gran Prix, il saltatore solandro ha fatto suo più volte anche il titolo italiano oltre ai numerosi titoli conquistati in età giovanile.

Sacrifici e fatica

«Ricordo il passaggio di specialità come molto faticoso per i sacrifici che ho dovuto fare con il cibo e l’allenamento, ma ero tenace, ci ho credo, ed ho ottenuto risultati impronosticabili». Come per tutti gli sport anche nel salto i sacrifici iniziano fin da piccoli se si sceglie la carriera agonistica.

Davide ha frequentato le scuole superiori a Tarvisio sotto l’ala protettrice di Walter Cogoli, l’allenatore che lo ha guidato per molti anni. «Il passaggio alle scuole superiori e la maggior consapevolezza dello sforzo che stavano facendo i miei genitori, mi hanno spinto a vedere le cose in un’altra ottica, ponendomi degli obiettivi chiari. Il sogno era di trasformare il mio amato sport in qualcosa di più, sono arrivati i risultati e quel sogno è diventato realtà grazie al Gruppo Sportivo Esercito. Hanno creduto in me, sarò loro sempre grato per avermi dato la possibilità di intraprendere la carriera da atleta. Grazie ai miei genitori e alla mia famiglia, al Gruppo Sportivo Monte Giner e al Centro Sportivo Esercito, agli allenatori che mi hanno seguito in questi anni ed in particolare Walter Cogoli con il quale abbiamo fatto un percorso partendo da zero, lui ha dato la svolta alla mia carriera fin da quando ero piccolo, intuendo le mie potenzialità».