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TAIO. Le note del Silenzio fuori ordinanza, sulla tomba ancora aperta per accogliere le spoglie di Davide, ha suggellato ieri un funerale che a Taio ricorderanno a lungo per la grande partecipazione e per le forti emozioni del commiato della mamma e del papà davanti alla bara letteralmente sommersa di fiori bianchi. È stato così l’ultimo saluto di Davide Chini, il giovane buono e timido, vittima di un albero che lo ha straziato in un bosco della val Camonica, dove stava lavorando. La chiesa di San Vittore era già stracolma due ore prima dell’inizio della cerimonia, con una fila interminabile che scorreva lentamente davanti al feretro ed ai genitori e fratelli del giovane, stretti nel primo banco. Una fila che invece che accorciarsi sembrava allungarsi sempre di più lungo la piazza.
A presiedere il rito è stato don Albino Dell’Eva, neo decano di Cavalese ma a lungo aiuto del parroco di Taio don Carlo Daz. Don Albino ci teneva ad esserci: era venuto a Taio anche la sera prima, per il rosario, pure quello in una chiesa affollatissima. Gli era rimasto impresso infatti quel ragazzo alto e composto che immancabilmente, con genitori e fratelli al completo, ogni sabato sera era puntuale alla messa prefestiva. «La nonna di Davide, Ivana, ieri mi ha detto che con questa tragedia il Signore ha voluto piantare una croce in una famiglia che era forse troppo bella, troppo unita, troppo felice. No, cara nonna Ivana, la croce che il Signore ha piantato è quella della sua sofferenza per il vostro dolore ma anche il segno della speranza della resurrezione. Perché è solo nella fede e nella speranza di risorgere un giorno che possiamo trovare consolazione. Pensiamo a Davide che corre felice nelle praterie del cielo, uno spirito libero che ha sempre desiderato vivere all’aria aperta, l’aria di Dio» - ha concluso il celebrante.
Fuori dalla chiesa, dove le parole ed i canti rimbalzavano con gli altoparlanti, una folla incredibile e composta, con pompieri, ragazzi, amici di scuola e tantissima gente comune. In piazza, coperto dai mazzi di fiori portati dagli amici, l’autocarro dei vigili del fuoco del paese e anche il trattore Fendt di famiglia, simboli delle due passioni del giovane scomparso, la solidarietà e la campagna. Davide era un contadino nell’anima, il suo sogno era ricreare la stalla che il nonno Guido ha tenuto a lungo aperta a Taio, l’ultimo ad arrendersi all’avanzata totalizzante delle mele. «Ecco, riaprire la stalla del nonno era un sogno che Davide aveva dentro e di cui non faceva mistero» - ha testimoniato don Renato Scoz, storico insegnante di religione e assistente spirituale, a San Michele, nell’istituto dove il giovane si era diplomato nel 2013. «Una classe unita e sfortunata dove si sono già piantate le croci di due giovani vittime» - ha concluso il prete con riferimento alla morte tragica, due anni fa, di Elisabetta Magnoni a Rabbi, per un incidente stradale. Episodio ricordato anche dal campione di ciclismo Gianni Moscon, che con Davide ha condiviso gli anni del diploma in agraria e dei sogni della vita in campagna.
A presiedere il rito è stato don Albino Dell’Eva, neo decano di Cavalese ma a lungo aiuto del parroco di Taio don Carlo Daz. Don Albino ci teneva ad esserci: era venuto a Taio anche la sera prima, per il rosario, pure quello in una chiesa affollatissima. Gli era rimasto impresso infatti quel ragazzo alto e composto che immancabilmente, con genitori e fratelli al completo, ogni sabato sera era puntuale alla messa prefestiva. «La nonna di Davide, Ivana, ieri mi ha detto che con questa tragedia il Signore ha voluto piantare una croce in una famiglia che era forse troppo bella, troppo unita, troppo felice. No, cara nonna Ivana, la croce che il Signore ha piantato è quella della sua sofferenza per il vostro dolore ma anche il segno della speranza della resurrezione. Perché è solo nella fede e nella speranza di risorgere un giorno che possiamo trovare consolazione. Pensiamo a Davide che corre felice nelle praterie del cielo, uno spirito libero che ha sempre desiderato vivere all’aria aperta, l’aria di Dio» - ha concluso il celebrante.
Fuori dalla chiesa, dove le parole ed i canti rimbalzavano con gli altoparlanti, una folla incredibile e composta, con pompieri, ragazzi, amici di scuola e tantissima gente comune. In piazza, coperto dai mazzi di fiori portati dagli amici, l’autocarro dei vigili del fuoco del paese e anche il trattore Fendt di famiglia, simboli delle due passioni del giovane scomparso, la solidarietà e la campagna. Davide era un contadino nell’anima, il suo sogno era ricreare la stalla che il nonno Guido ha tenuto a lungo aperta a Taio, l’ultimo ad arrendersi all’avanzata totalizzante delle mele. «Ecco, riaprire la stalla del nonno era un sogno che Davide aveva dentro e di cui non faceva mistero» - ha testimoniato don Renato Scoz, storico insegnante di religione e assistente spirituale, a San Michele, nell’istituto dove il giovane si era diplomato nel 2013. «Una classe unita e sfortunata dove si sono già piantate le croci di due giovani vittime» - ha concluso il prete con riferimento alla morte tragica, due anni fa, di Elisabetta Magnoni a Rabbi, per un incidente stradale. Episodio ricordato anche dal campione di ciclismo Gianni Moscon, che con Davide ha condiviso gli anni del diploma in agraria e dei sogni della vita in campagna.
