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Tuenno. Nel 2013 il libro “Fèro, l’uomo dei boschi” con sottotitolo “Un cercatore d’erbe tra le Dolomiti violate”, con un’edizione tedesca l’anno dopo con titolo “Gebt der Wilnis das Wilde zurück” e sottotitolo “Ein Mann der Berge kämpft für die Natur” edito dalla Kosmos. Nel 2015 un lungo reportage (otto pagine a colori con bellissime immagini) sulla prestigiosa rivista austriaca di montagna “Land der Berge” e quest’anno una serie di capitoli nel monumentale volume di Michael Wachtler “L’origine delle Dolomiti” edito dalla Dolomytos di San Candido (Bolzano).
Non conosce interruzioni la popolarità di Ferruccio Valentini detto “Fèro”, il barbuto settantenne di Tuenno noto anche per le sue iniziative in difesa della natura in val di Tovel. Proprio all'incontro – definito “casuale” – con lo scrittore altoatesino Wachtler in val di Tovel una dozzina di anni fa si deve in parte la diffusa popolarità di “Fèro” oltre Brennero ma anche nel vicino Sudtirolo, notorietà addirittura maggiore di quella che il “Fèro” gode nella sua valle di Non e in provincia di Trento dove evidentemente vale il detto “nemo propheta in patria”.
Il contributo di Valentini nel volume su “L’origine delle Dolomiti” (240 pagine a colori con una doppia edizione in italiano e tedesco) si lega sopratutto alla scoperta di quello che viene definito “l’antenato dei pini’ e battezzato “Fèrovalentinia wachtleri”, denominazione scientifica che richiama il nome dello scopritore, appunto “Fèro” Valentini. Si tratta, come emerge dal citato volume, di una serie di fossili scoperti da Valentini nell’area di Tregiovo, Val di Non, risalenti a un’età tra i 227 e i 274 milioni di anni fa. Alberi che nel corso del tempo di erano chiaramente sviluppati seguendo diverse linee evolutive, anche queste documentate dai ritrovamenti di Valentini: la “Fèrovalentinia angelelli” con ancora foglie aghiformi dicotome, relativamente corte, mentre al contrario la “Fèrovalentinia cassinisi” si distingueva per i fasci di lunghi aghi simili agli attuali “nostri” pini cembri (a cinque aghi), al pino siberiano o all’albero noto più longevo al mondo, il Pinus longoeva, specie autoctona della parte occidentale degli Stati Uniti d’America. Un’evoluzione di grande interesse per la scienza che il volume descrive con dovizia di particolari e di immagini, seguendo passo passo le scoperte che “Fèro” Valentini ha fatto, con il suo intuito di autodidatta che “parla” con la natura, del Permiano.
Il mondo dei fossili è un libro aperto sull’origine e l’evoluzione di molte specie di vegetali e di altri esseri viventi, e sono per questo un racconto fondamentale per conoscere l ‘origine delle Dolomiti, patrimonio dell’Umanità. “Fèro” – come ha scritto l’autore nel volume - legge nella natura come altre persone nei libri. Per questo il “benessere” della natura gli sta molto a cuore e per questo ogni tanto abbandona la sua solitudine e lotta contro chi cerca di distruggere, per interesse, questo mondo selvaggio. E come vero “uomo delle selve”, vive raccogliendo “con rispetto” erbe selvatiche in quelle che lui definisce le “Dolomiti violate”, anche se sono tutelate dall’Unesco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non conosce interruzioni la popolarità di Ferruccio Valentini detto “Fèro”, il barbuto settantenne di Tuenno noto anche per le sue iniziative in difesa della natura in val di Tovel. Proprio all'incontro – definito “casuale” – con lo scrittore altoatesino Wachtler in val di Tovel una dozzina di anni fa si deve in parte la diffusa popolarità di “Fèro” oltre Brennero ma anche nel vicino Sudtirolo, notorietà addirittura maggiore di quella che il “Fèro” gode nella sua valle di Non e in provincia di Trento dove evidentemente vale il detto “nemo propheta in patria”.
Il contributo di Valentini nel volume su “L’origine delle Dolomiti” (240 pagine a colori con una doppia edizione in italiano e tedesco) si lega sopratutto alla scoperta di quello che viene definito “l’antenato dei pini’ e battezzato “Fèrovalentinia wachtleri”, denominazione scientifica che richiama il nome dello scopritore, appunto “Fèro” Valentini. Si tratta, come emerge dal citato volume, di una serie di fossili scoperti da Valentini nell’area di Tregiovo, Val di Non, risalenti a un’età tra i 227 e i 274 milioni di anni fa. Alberi che nel corso del tempo di erano chiaramente sviluppati seguendo diverse linee evolutive, anche queste documentate dai ritrovamenti di Valentini: la “Fèrovalentinia angelelli” con ancora foglie aghiformi dicotome, relativamente corte, mentre al contrario la “Fèrovalentinia cassinisi” si distingueva per i fasci di lunghi aghi simili agli attuali “nostri” pini cembri (a cinque aghi), al pino siberiano o all’albero noto più longevo al mondo, il Pinus longoeva, specie autoctona della parte occidentale degli Stati Uniti d’America. Un’evoluzione di grande interesse per la scienza che il volume descrive con dovizia di particolari e di immagini, seguendo passo passo le scoperte che “Fèro” Valentini ha fatto, con il suo intuito di autodidatta che “parla” con la natura, del Permiano.
Il mondo dei fossili è un libro aperto sull’origine e l’evoluzione di molte specie di vegetali e di altri esseri viventi, e sono per questo un racconto fondamentale per conoscere l ‘origine delle Dolomiti, patrimonio dell’Umanità. “Fèro” – come ha scritto l’autore nel volume - legge nella natura come altre persone nei libri. Per questo il “benessere” della natura gli sta molto a cuore e per questo ogni tanto abbandona la sua solitudine e lotta contro chi cerca di distruggere, per interesse, questo mondo selvaggio. E come vero “uomo delle selve”, vive raccogliendo “con rispetto” erbe selvatiche in quelle che lui definisce le “Dolomiti violate”, anche se sono tutelate dall’Unesco.
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