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Cloz. Nel 1950, nella chiesa parrocchiale di Cloz, padre Davide Angeli ha celebrato la sua prima messa. Domenica scorsa ha concelebrato con padre Placido Pircali per i suoi 70 anni di vita sacerdotale. Padre Placido ha elogiato il suo cammino spirituale e lo ha ringraziato per quanto ha fatto e sta facendo per l’Unità pastorale, congratulandosi per la sua memoria ferrea che gli permette di ricordare una miriade di nomi e date, ricostruire il suo percorso con precisione e dovizia di particolari.
Durante l’omelia, padre Davide ha ripercorso tutto il suo lungo cammino in missione in Svizzera per dare conforto spirituale agli emigrati italiani. Entrato fin da ragazzo in collegio a Bassano del Grappa, ha poi completato gli studi a Piacenza durante la seconda guerra mondiale. Fu ordinato sacerdote il 18 giugno 1950. Dopo un periodo di preparazione fu mandato in missione a Ginevra e lì dal 1951 al 2005 ha svolto il suo ministero sacerdotale con i padri scalabriniani. Nel 1958 fu promosso direttore delle “Case” della missione cattolica italiana, dell’ospizio degli anziani Istituto Regina Margherita e casa delle opere Carouges. A Basilea, il 2 giugno 1976, gli fu conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per il lavoro svolto. Dal 1976 al 1986 operò nella missione di San Gallo, prima come amministratore e poi come direttore. In seguito si è spostato in diverse missioni: a Marbach, nell’alto Reno, e a Schaanuel nel Liechtenstein.
Dal 2005 risiede a Cloz. Ha offerto la sua preziosa collaborazione alla parrocchia di Castelfondo, Dovena e a quella di Cloz, ove ha celebrato la mattina la messa feriale per molti anni nella chiesa di Santa Maria. Collabora tuttora con l’Unità pastorale “Divina misericordia”. Nel 2010, in occasione del suo sessantesimo di sacerdozio, ha fatto pubblicare anche un volumetto “Missionari tra gli emigrati” ove ricorda i 15 padri scalabriniani (14 dei quali sono morti), cui il paese di Cloz ha dato i natali e l’ha regalato a tutta la comunità e agli emigrati.
La sua buona salute gli ha consentito fino a qualche anno fa di dedicarsi alla coltivazione delle mele. Appena arrivato nel prato, prima di iniziare il lavoro, si inginocchiava e ringraziava Dio per le meraviglie della Valle. Ama scherzare e racconta: «Quando ero ragazzo mi dicevano fatti prete, così potrai salvare la schiena e anche l’anima. La schiena l’ho salvata, perché è ancora molto buona e mi permette di faticare ancora molto», poi allarga le braccia, guarda verso il cielo e continua. «L’anima, non si sa». C.A.F.
Durante l’omelia, padre Davide ha ripercorso tutto il suo lungo cammino in missione in Svizzera per dare conforto spirituale agli emigrati italiani. Entrato fin da ragazzo in collegio a Bassano del Grappa, ha poi completato gli studi a Piacenza durante la seconda guerra mondiale. Fu ordinato sacerdote il 18 giugno 1950. Dopo un periodo di preparazione fu mandato in missione a Ginevra e lì dal 1951 al 2005 ha svolto il suo ministero sacerdotale con i padri scalabriniani. Nel 1958 fu promosso direttore delle “Case” della missione cattolica italiana, dell’ospizio degli anziani Istituto Regina Margherita e casa delle opere Carouges. A Basilea, il 2 giugno 1976, gli fu conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per il lavoro svolto. Dal 1976 al 1986 operò nella missione di San Gallo, prima come amministratore e poi come direttore. In seguito si è spostato in diverse missioni: a Marbach, nell’alto Reno, e a Schaanuel nel Liechtenstein.
Dal 2005 risiede a Cloz. Ha offerto la sua preziosa collaborazione alla parrocchia di Castelfondo, Dovena e a quella di Cloz, ove ha celebrato la mattina la messa feriale per molti anni nella chiesa di Santa Maria. Collabora tuttora con l’Unità pastorale “Divina misericordia”. Nel 2010, in occasione del suo sessantesimo di sacerdozio, ha fatto pubblicare anche un volumetto “Missionari tra gli emigrati” ove ricorda i 15 padri scalabriniani (14 dei quali sono morti), cui il paese di Cloz ha dato i natali e l’ha regalato a tutta la comunità e agli emigrati.
La sua buona salute gli ha consentito fino a qualche anno fa di dedicarsi alla coltivazione delle mele. Appena arrivato nel prato, prima di iniziare il lavoro, si inginocchiava e ringraziava Dio per le meraviglie della Valle. Ama scherzare e racconta: «Quando ero ragazzo mi dicevano fatti prete, così potrai salvare la schiena e anche l’anima. La schiena l’ho salvata, perché è ancora molto buona e mi permette di faticare ancora molto», poi allarga le braccia, guarda verso il cielo e continua. «L’anima, non si sa». C.A.F.
