Val di non. Cordoglio e commozione nel mondo turistico anaune per l’improvvisa scomparsa di Daniel Cartier van Dissel, guida turista ed accompagnatore professionale. Un malore che lo ha colto durante una passeggiata in famiglia lo ha strappato alla vita a soli 62 anni. Nato in Olanda, Daniel van Dissel la val di Non l’aveva scoperta da giovanissimo arrivando a 13 anni a Cavareno con i genitori, e da allora le montagne sono rimaste nel suo cuore e diventando la professione della vita. Per questo aveva scelto di fare la guida turistica facendo conoscere a migliaia di olandesi, ma anche tedeschi, belgi, inglesi, le bellezze delle Dolomiti e in particolare del Trentino e dell’Alto Adige. «Per tutti noi era il gigante buono, generoso, affabile, pronto alle battute e con una conoscenza incredibile del territorio. A lui non servivano cartine né guide cartacee per scortare i gruppi più disparati a visitare valli e città della nostra regione ma anche le città d’arte italiane”. Così lo ricorda Marlies Schute, anche lei di origine olandese e da 13 anni guida turistica con residenza a Cles dopo anni di servizio all’ufficio turistico dei Paesi Bassi a Milano. Sono tanti i ricordi che corrono nel racconto di quanti, all’Apt o tra gli albergatori, hanno conosciuto Daniel per lavoro, drasticamente ridimensionato quest’anno a causa del lockdown. Ma nonostante tutto non aveva perso la battuta pronta, il commento sagace e l’ottimismo. Viveva a Salter, un’oasi di pace con la moglie Sibylle ed i figli Mauritz e Laurence . Anche a Trento la sua scomparsa ha destato molta emozione. “Sembra impossibile che Daniel non ci sia più a guidare gruppi in città” - fanno filtrare dall’associazione che raccoglie le guide professionali, dove l’olandese diventato trentino era popolarissimo ed apprezzato come detto per il suo modo immediato, spesso imprevedibile ma sempre intelligente e coinvolgente, di raccontare la città, così come la montagna ai gruppi stranieri che accompagnava. Riuscendo così sempre anche a farsi perdonare, con la battuta al momento giusto in dialetto o nelle varie lingue che conosceva, quella che forse era la sua unica mancanza, la puntualità. «Per me più che un collega era una spalla, un punto di riferimento. Per me e per tutti noi che l’abbiamo conosciuto davvero una grande perdita » - afferma Marlies.

Questo pomeriggio alle 17, al cimitero di Salter, l’ultimo saluto al “gigante buono” che lascia un vuoto profondo nella valle dove aveva scelto di vivere, con intelligenza, allegria e grande amore per il lavoro e la bellezza. G.E.