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CLES. Tra poco più di un mese si vota per le politiche e Caterina Dominici rilancia la battaglia per il riconoscimento della minoranza nonesa ladina. «Per strada tutti mi chiedono a che punto siamo, è dura da spiegare che dopo anni, nonostante una legge dello Stato di quasi vent’anni fa che ci da ragione e l’esito di censimenti del 2001 e 2011 quando oltre 10 mila nonesi che si sono dichiarati ladini, le cose non vanno avanti», ha sospirato introducendo la conferenza stampa dell’associazione al Caffè Europa. Con lei alcuni fedelissimi come Leonardo Paternoster, agriturista di Cagnò, Palma Negherbon e il fratello Giorgio Dominici. Rezia, dopo la prematura scomparsa in agosto del compianto presidente Giulio Filippi, è guidata ad interim dalla Dominici ma a breve verrà eletto il nuovo presidente. Una situazione complessa perché Filippi era un personaggio di prestigio anche per i vari ruoli ricoperti in valle (sindaco di Livo e presidente del magazzino Scaf, una delle 16 cooperative di Melinda) e una situazione difficile per la stessa Dominici, ora nel doppio ruolo di presidente e finanziatrice come emerso nella movimentata puntata di “Quinta Colonna” sui vitalizi a Rete4 in uno scontro verbale con il direttore del Tg4 Mario Giordano e la deputata altoatesina di Forza Italia Micaela Biancofiore.
Caterina però non demorde e rilancia ricordando gli atti parlamentari delle legislatura in cui a Roma la questione nonesa ladina aveva messo a punto alcuni risultati. Tra questi l’ordine del giorno approvato l’11 gennaio 2017 dalla Camera su proposta di Mauro Ottobre del Patt, che impegnava il governo ad adoperarsi per riconoscere la minoranza linguistica nonesa. Dopo quell’atto, che lasciava ben sperare, la Dominici e Filippi avevano incontrato l’allora ministro per gli affari regionali Enrico Costa, che aveva avviato la procedura. Poi però Costa si è dimesso e al Ministero la questione si è arenata, ma non per colpa di Roma: «Infatti come prevede lo Statuto, il Ministero ha chiesto un parere al presidente del Trentino Ugo Rossi, il quale in pratica ha detto di no, contraddicendo la sua natura di autonomistica. L’autonomia del Trentino, in base all’accordo Degasperi Gruber, si fonda sulla presenza di minoranze, e quelle attualmente riconosciute in provincia di Trento, i ladini fassani e germanofoni, sono poche migliaia, mentre la minoranza nonesa, e quindi anche solandra, se riconosciute darebbero al Trentino una sostanza autonomistica molto più solida». La Dominici ha quindi lamentato lo stop nella Commissione dei 12 dove la proposta di norma di attuazione sui ladini nonesi presentata dai commissari Franca Penasa e Gianfranco Zanon non è mani stata nemmeno posta all’ordine del giorno dal presidente Lorenzo Dellai. Qualche apertura era arrivata invece dai 5 Stelle, ma Dominici non si espone su appoggi di Rezia ai candidati nei collegi uninominali per Camera e Senato: «Vediamo prima chi saranno i candidati». (g.e.)
Caterina però non demorde e rilancia ricordando gli atti parlamentari delle legislatura in cui a Roma la questione nonesa ladina aveva messo a punto alcuni risultati. Tra questi l’ordine del giorno approvato l’11 gennaio 2017 dalla Camera su proposta di Mauro Ottobre del Patt, che impegnava il governo ad adoperarsi per riconoscere la minoranza linguistica nonesa. Dopo quell’atto, che lasciava ben sperare, la Dominici e Filippi avevano incontrato l’allora ministro per gli affari regionali Enrico Costa, che aveva avviato la procedura. Poi però Costa si è dimesso e al Ministero la questione si è arenata, ma non per colpa di Roma: «Infatti come prevede lo Statuto, il Ministero ha chiesto un parere al presidente del Trentino Ugo Rossi, il quale in pratica ha detto di no, contraddicendo la sua natura di autonomistica. L’autonomia del Trentino, in base all’accordo Degasperi Gruber, si fonda sulla presenza di minoranze, e quelle attualmente riconosciute in provincia di Trento, i ladini fassani e germanofoni, sono poche migliaia, mentre la minoranza nonesa, e quindi anche solandra, se riconosciute darebbero al Trentino una sostanza autonomistica molto più solida». La Dominici ha quindi lamentato lo stop nella Commissione dei 12 dove la proposta di norma di attuazione sui ladini nonesi presentata dai commissari Franca Penasa e Gianfranco Zanon non è mani stata nemmeno posta all’ordine del giorno dal presidente Lorenzo Dellai. Qualche apertura era arrivata invece dai 5 Stelle, ma Dominici non si espone su appoggi di Rezia ai candidati nei collegi uninominali per Camera e Senato: «Vediamo prima chi saranno i candidati». (g.e.)
