CLES. Storie di emigrazione per non dimenticare, ma anche per capire la realtà dell’oggi e di ciò che si proietta nel futuro. Questa l’obiettivo del ciclo di puntate che l’emittente Radio Anaunia, a partire da lunedì prossimo 12 febbraio, metterà in onda cogliendo dal vivo testimonianze dirette con la voce di chi, dopo una vita trascorsa lontano per motivi di lavoro e/o di famiglia, è ritornato in vecchiaia nella sua valle di origine, tra ricordi e rimpianti. «Raccontiamo storie vere con la voce dai protagonisti, perché il ricordo di quello che c’è stato serve a rinsaldare l’identità della nostra valle non dimenticando la fatica e i dolori di chi, costretto ad andarsene dalla valle per motivi economici, ha sostanzialmente contribuito a costruire il nostro benessere valle di oggi», spiega il conduttore della serie, Giovanni Corrà, illustrando l’iniziativa che è supportata dalla Comunità di Valle. «Questo per dare voce a testimonianze dirette e sentire le storie vissute direttamente dai protagonisti ha un impatto molto più efficace del leggerlo sui libri», afferma il presidente Silvano Dominici . Ma c’è anche un’altra ragione: contribuire con queste testimonianza a rinsaldare, e in parte costruire, una rete di contatti e relazioni con le seconde e terze generazioni degli emigranti nonesi all’estero per necessità. «Loro sono desiderosi di mantenere il legame con le loro origini e noi a tenere aperto attraverso loro un canale diretto verso il mondo che è sempre più un grande villaggio», conclude Dominici.

Ecco dunque la prima storia che andrà in onda lunedì: è quella di Umberto Corrà di Revò, emigrante di ritorno da New York che ora è ospite della Apsp “Santa Maria” di Cles. Lui in America era arrivato giovanissimo nel 1956 con la nave Costituzione e aveva subito trovato lavoro nel cantiere della metropolitana a Manhattan. Da anziano ha conservato nostalgia dell’America e ha frequenti contatti, via telefono, con i parenti oltreoceano dove ha lasciato 5 fratelli mentre la sorella, Alma, si alterna tra Val di Non e Stati Uniti: «Qui mi trovo bene ma la nostalgia è soprattutto per il Colorado dove abita mio figlio e dove ho vissuto i primi anni da pensionato. Ricordi struggenti come quello del cimitero in un villaggio abbandonato vicino a Denver, a circa 70 km, con tante lapidi di nomi trentini. Tombe dimenticate e storie finite nel nulla che grazie all’allora missionario padre Bonifacio Bolognani sono state fatte rivivere con un minimo di dignità».

Corrà ha problemi di deambulazione ma la mente è fresca e la memoria vivace: «Mi ha sorpreso vederlo con il telefonino acceso durante un concerto di canti di montagna per condividere con i parenti oltreoceano quella musica di casa», racconta la presidente dell’Apsp “Santa Maria”, Paola Demagri, commentando l’intervista dell’anziano emigrante, che è una vera miniera di vicende che accomunano tanti trentini, e tantissimi nonesi, costretti nei primi anni del secondo dopoguerra a emigrare per necessità. Dalla presidente anche un raffronto con la realtà di oggi, con il Trentino, e la valle di Non, terra di immigrazione: «Abbiamo nella nostra struttura due profughi che partecipano alle attività. Storie e racconti di ieri e di attualità che si intrecciamo in un arricchimento per la comunità, e che la radio fa bene a documentare».

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