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TRENTO. Una petizione per chiedere alla Giunta e al Consiglio della Provincia autonoma di Trento di modificare la legge provinciale numero 1, del 2 marzo 2011, sul benessere familiare, eliminando il riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno che limitano l'accesso all'assegno di natalità alle famiglie straniere residenti in Italia da meno di dieci anni. L'istanza, che ha raggiunto circa 700 sottoscrizioni, è stata promossa sulla piattaforma "Change.org" dalla giornalista trentina Marianna Giuliano.
«L'anno scorso sono nati in Trentino 3.900 bambine e bambini. Hanno tutti gli stessi bisogni eppure alcuni di loro, fin dal primo vagito, sono considerati diversi perché figli di famiglie di origine straniera: alle loro mamme e papà non verrà riconosciuto l'assegno di natalità della Provincia autonoma di Trento solo perché sono residenti in Italia da meno di dieci anni. Una scelta ingiusta che di fatto discrimina i piccoli ancora nella culla», scrive Giuliano, rilevando come l'assegno universale deciso a livello nazionale pone come limite due anni.
La limitazione è stata inserita, al comma 4 dell'articolo 8, dall'attuale amministrazione provinciale, guidata da Maurizio Fugatti (Lega Salvini), per l'imitare l'accesso alla misura di sostegno famigliare. Nei mesi passati, un provvedimento simile, che imponeva il requisito dei dieci anni di residenza in Italia per poter accedere alla graduatorie per un alloggio dell'Istituto di edilizia abitativa (Itea) o per un contributo al canone, è stato considerato discriminatorio dal Tribunale di Trento, ed è stato ordinato alla Provincia di disapplicare immediatamente il requisito.
