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Primiero. Il Parco di Paneveggio Pale di San Martino ha dato notizia di interessante studio sulle aquile reali presenti nel proprio territorio o in aree limitrofe. Si è trattato di uno specifico monitoraggio realizzato fra il 2018 e il 2019. Personale apposito ha seguito le varie coppie che gravitano nel Parco o nei territori vicini, individuando i siti di nidificazione e quindi determinando i parametri demografici della popolazione.
Il monitoraggio è stato condotto su un’area di quasi 1.000 km², con un importante sforzo in termini di personale impiegato. «Nell’area di studio – hanno spiegato i responsabili della ricerca – sono state individuate 12 coppie, 10 delle quali interessano direttamente il Parco. Nove coppie sono formate da individui adulti, due coppie sono miste, cioè formate da un componente adulto e uno immaturo, ed una coppia è formata da soggetti immaturi. Nel 2019 sono state 4 le coppie che si sono riprodotte con successo (il 33% di quelle presenti), un valore piuttosto basso, tipico di popolazioni ad alta densità. Le 4 coppie sono riuscite a far involare un’aquila giovane ciascuna. La densità rilevata è stata pari a 12,3 coppie/1.000 km², mentre la dimensione media dei territori è stata di 81,4 km². Nell’area di studio sono noti 53 nidi. Ogni coppia dispone da 1 a 11 nidi, con una media di 4,4 nidi per coppia. Si stima che nell’autunno 2019 fossero presenti nell’area indagata da 35 a 40 aquile; 24 esemplari che compongono le 12 coppie territoriali e da 7 a 12 esemplari non territoriali e i 4 giovani nati in loco».
Non sono in tanti a sapere che il territorio del Primiero e del Vanoi dispone di un così importante patrimonio naturalistico. Le aquile sono caratterizzate «da particolare robustezza e prestanza fisica – si legge nei trattati di scienze naturali – becco potente e uncinato, testa grande, ali ampie, corpi generalmente ricoperti di piume fino alle zampe che presentano artigli robusti, ricurvi e affilati. Hanno un volo potente e maestoso; piombano dall'alto rapidissime sulle prede per poi afferrarle a volo radente».
Naturalmente è grande la soddisfazione dei dirigenti del Parco, perché poter certificare tali importanti numeri che dimostrano come il Parco riesce a “dare casa” a così splendidi esemplari di volatili cosiddetti “rapaci”, è un vanto naturalistico che arricchisce l’immagine del Parco stesso.
Il monitoraggio è stato condotto su un’area di quasi 1.000 km², con un importante sforzo in termini di personale impiegato. «Nell’area di studio – hanno spiegato i responsabili della ricerca – sono state individuate 12 coppie, 10 delle quali interessano direttamente il Parco. Nove coppie sono formate da individui adulti, due coppie sono miste, cioè formate da un componente adulto e uno immaturo, ed una coppia è formata da soggetti immaturi. Nel 2019 sono state 4 le coppie che si sono riprodotte con successo (il 33% di quelle presenti), un valore piuttosto basso, tipico di popolazioni ad alta densità. Le 4 coppie sono riuscite a far involare un’aquila giovane ciascuna. La densità rilevata è stata pari a 12,3 coppie/1.000 km², mentre la dimensione media dei territori è stata di 81,4 km². Nell’area di studio sono noti 53 nidi. Ogni coppia dispone da 1 a 11 nidi, con una media di 4,4 nidi per coppia. Si stima che nell’autunno 2019 fossero presenti nell’area indagata da 35 a 40 aquile; 24 esemplari che compongono le 12 coppie territoriali e da 7 a 12 esemplari non territoriali e i 4 giovani nati in loco».
Non sono in tanti a sapere che il territorio del Primiero e del Vanoi dispone di un così importante patrimonio naturalistico. Le aquile sono caratterizzate «da particolare robustezza e prestanza fisica – si legge nei trattati di scienze naturali – becco potente e uncinato, testa grande, ali ampie, corpi generalmente ricoperti di piume fino alle zampe che presentano artigli robusti, ricurvi e affilati. Hanno un volo potente e maestoso; piombano dall'alto rapidissime sulle prede per poi afferrarle a volo radente».
Naturalmente è grande la soddisfazione dei dirigenti del Parco, perché poter certificare tali importanti numeri che dimostrano come il Parco riesce a “dare casa” a così splendidi esemplari di volatili cosiddetti “rapaci”, è un vanto naturalistico che arricchisce l’immagine del Parco stesso.
