FORNACE. I sopralluoghi nel possedimento boschivo della Fornasa in val Cadino danno un’immagine disastrosa delle devastazioni causate dal vento e dalla pioggia che hanno imperversato nei giorni di fine ottobre e inizio novembre. Lo puntualizza in un comunicato il sindaco Mauro Stenico, con un bilancio danni non ancora del tutto definito. «In primo luogo - puntualizza - non sappiamo se il legname caduto potrà essere destinato, né eventualmente in quale quantità, a combustibile, o a vendita in altre modalità, magari ad uso cippato o altre opportunità. Per questa ragione non si può dire che esso verrà utilizzato solo come legna da ardere. In relazione alle piante cadute, si può tranquillamente parlare di migliaia e migliaia di alberi caduti nella zona Fornasa, alberi comprendenti anche il pregiatissimo cirmolo, larici e altro. Inoltre, una stima “visiva” delle perdite fa parlare di decine di migliaia di metri cubi persi. Per questi motivi, siamo certi di poter affermare che il lavoro compiuto da 50-60 anni a questa parte, in termini di imboschimento e manutenzione, sia andato totalmente perduto. In termini economici, il danno risulta al momento inestimabile».
La proprietà della Fornasa si estende su una superficie di 717 ettari ed è costituita da un unico complesso, collocato sul versante sinistro meridionale della Val Cadino, laterale della media valle dell'Avisio. La fascia boschiva basale è caratterizzata dalla pecceta altimontana, mentre la fascia superiore ai 1800 metri rientra nella parte produttiva, corrisponde alla pecceta subalpina, dove all’abete rosso si consocia facilmente il larice e il pino cembro. Appartenente fin dal XII secolo alla Comunità Pinetana, divenne proprietà del Comune di Fornace attraverso un rogito notarile nel 1519. (f.v.)
La proprietà della Fornasa si estende su una superficie di 717 ettari ed è costituita da un unico complesso, collocato sul versante sinistro meridionale della Val Cadino, laterale della media valle dell'Avisio. La fascia boschiva basale è caratterizzata dalla pecceta altimontana, mentre la fascia superiore ai 1800 metri rientra nella parte produttiva, corrisponde alla pecceta subalpina, dove all’abete rosso si consocia facilmente il larice e il pino cembro. Appartenente fin dal XII secolo alla Comunità Pinetana, divenne proprietà del Comune di Fornace attraverso un rogito notarile nel 1519. (f.v.)