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Pergine. Attratti dal fascino del Brasile con le sue pianure sconfinate e i molti “trentini” che vi abitano, Giancarlo e Maurizio Bortolamedi, due fratelli di Roncogno, da 15 anni vi trascorrono periodi di vacanza. Prediligono lo Stato di Santa Catarina e esplorano la zona in compagnia di amici brasiliani. Così sono riusciti a scoprire che i Bortolamedi brasiliani sono circa 130. Tutti hanno in comune Gioacchino Bortolamedi emigrato nel 1877 insieme alla moglie probabilmente a S. Esmeralda. Poi da qui, qualcuno dei discendenti si era trasferito a Paranà (a circa 1.500 km) fondando una nuova famiglia di Bortolamedi.
Alla ricerca delle radici
Giancarlo e Maurizio hanno anche intrapreso le ricerche della propria famiglia: un grande albero genealogico campeggia, dipinto come murales, nell’angolo della stube di Maurizio e i rami si propagano con nomi e date (l’ultimo è Matteo di 8 mesi). Tutti discendono dal ramo Bortolameo (siamo nel 1600) padre di Gaspare, il cui ramo arriva fino a Gioacchino poi emigrato, mentre quello di Francesco dopo 30 generazioni arriva fino a Maurizio e Giancarlo.
Giancarlo e Maurizio hanno la passione di conoscere i propri avi attraverso ricerche negli archivi delle parrocchie e hanno portato l’albero genealogico anche in Brasile contagiando a quei Bortolamedi, il desiderio di conoscere il “dopo Gioacchino” e gli sviluppi della sua famiglia arrivata appunto agli attuali 130 discendenti divisi tra S. Esmeralda e Paranà.
«Ogni volta che andavamo in una città nuova, ci hanno raccontato, consultavamo gli elenchi telefonici alla ricerca di qualche Bortolamedi; oppure chiedevamo informazioni in qualche luogo. Mai siamo incappati in Bortolamedi. Poi, l’anno scorso, abbiamo saputo che a 700 km da dove eravamo, c’era una comunità di Bortolamedi. Abbiamo contattato tale Marzio (ingegnere) sposato con una Valandro, cognome di Castagné San Vito. E i rapporti sono stati avviati: internet e wathsapp hanno facilitato la conoscenza, tanto che qualche settimana fa siamo stati tre giorni, per incontrare i Bortolamedi brasiliani, a Mormasso nel Rio Grande del Sud».
La scoperta
Hanno così potuto scoprire molte altre cose: accanto ai Bortolamedi in Brasile, 90 sono in Argentina e 20 negli Stati Uniti;. Poi, l’annuale ritrovo in gennaio: una volta a Paranà, una volta a S. Esmeralda. E sono 300 i partecipanti. «Nel gennaio del 2020 hanno invitato anche noi - dice Maurizio - e hanno espresso il desiderio di visitare il loro paese anche perché non sapevano nulla di Roncogno e delle loro origini. Non si erano mai posti il problema, pur parlando scorrevolmente il nostro dialetto anche con parole che noi non usiamo più. Abbiamo inviato loro foto e altra documentazione. E hanno avuto subito il desiderio di conoscere appunto le vicende del dopo Gioacchino».
E ancora: «Le loro abitazioni? Sono “facende” che ricalcano le nostre abitazioni: con i “spiazzi”, gli animali domestici. Vivono come vivevamo noi fino a qualche decina di anni fa. Dai tempi di “nonno” Gioacchino, l’occupazione sua e dei suoi discendenti era allevare animali. E’ stato dopo, dal 2003-2004, che è stata introdotta la coltivazione della soia. Per loro, solo 100 ettari di coltivazioni, una tra le più piccole aziende, pensando che ci sono coltivatori con 185.000 ettari di soia».
Alla ricerca delle radici
Giancarlo e Maurizio hanno anche intrapreso le ricerche della propria famiglia: un grande albero genealogico campeggia, dipinto come murales, nell’angolo della stube di Maurizio e i rami si propagano con nomi e date (l’ultimo è Matteo di 8 mesi). Tutti discendono dal ramo Bortolameo (siamo nel 1600) padre di Gaspare, il cui ramo arriva fino a Gioacchino poi emigrato, mentre quello di Francesco dopo 30 generazioni arriva fino a Maurizio e Giancarlo.
Giancarlo e Maurizio hanno la passione di conoscere i propri avi attraverso ricerche negli archivi delle parrocchie e hanno portato l’albero genealogico anche in Brasile contagiando a quei Bortolamedi, il desiderio di conoscere il “dopo Gioacchino” e gli sviluppi della sua famiglia arrivata appunto agli attuali 130 discendenti divisi tra S. Esmeralda e Paranà.
«Ogni volta che andavamo in una città nuova, ci hanno raccontato, consultavamo gli elenchi telefonici alla ricerca di qualche Bortolamedi; oppure chiedevamo informazioni in qualche luogo. Mai siamo incappati in Bortolamedi. Poi, l’anno scorso, abbiamo saputo che a 700 km da dove eravamo, c’era una comunità di Bortolamedi. Abbiamo contattato tale Marzio (ingegnere) sposato con una Valandro, cognome di Castagné San Vito. E i rapporti sono stati avviati: internet e wathsapp hanno facilitato la conoscenza, tanto che qualche settimana fa siamo stati tre giorni, per incontrare i Bortolamedi brasiliani, a Mormasso nel Rio Grande del Sud».
La scoperta
Hanno così potuto scoprire molte altre cose: accanto ai Bortolamedi in Brasile, 90 sono in Argentina e 20 negli Stati Uniti;. Poi, l’annuale ritrovo in gennaio: una volta a Paranà, una volta a S. Esmeralda. E sono 300 i partecipanti. «Nel gennaio del 2020 hanno invitato anche noi - dice Maurizio - e hanno espresso il desiderio di visitare il loro paese anche perché non sapevano nulla di Roncogno e delle loro origini. Non si erano mai posti il problema, pur parlando scorrevolmente il nostro dialetto anche con parole che noi non usiamo più. Abbiamo inviato loro foto e altra documentazione. E hanno avuto subito il desiderio di conoscere appunto le vicende del dopo Gioacchino».
E ancora: «Le loro abitazioni? Sono “facende” che ricalcano le nostre abitazioni: con i “spiazzi”, gli animali domestici. Vivono come vivevamo noi fino a qualche decina di anni fa. Dai tempi di “nonno” Gioacchino, l’occupazione sua e dei suoi discendenti era allevare animali. E’ stato dopo, dal 2003-2004, che è stata introdotta la coltivazione della soia. Per loro, solo 100 ettari di coltivazioni, una tra le più piccole aziende, pensando che ci sono coltivatori con 185.000 ettari di soia».
