RIVA. Aveva resistito a tutto, finora. Alle folate dell’Ora che sale quotidianamente dal Garda, e in certe giornate con un impeto quasi violento. Alle tempeste che periodicamente, purtroppo sempre più frequentemente, si affacciano sul lago trasformandolo in uno spaventoso mostro pronto a inghiottire tutto ciò che si trova dinnanzi. A qualche scossa di terremoto. A Vaia. Aveva resistito a tutto, fino a ieri. L’albero tra i più belli di Riva, certamente fra i più simbolici (punto di riferimento per i bambini durante il racconto delle favole a ogni “Notte di fiaba”), si è adagiato sull'erba del parco antistante la Rocca, a due passi dal palco allestito per le feste, vinto dalla forza del nubifragio che nella giornata di martedì 13 luglio, quasi inaspettatamente, si è riversato sul Garda Trentino, provocando danni ancora incalcolabili. E mientendo vittime su vittime. Un numero ingente di piante abbattute dalla tromba d’aria.

A piegarsi definitivamente alla furia del vento anche molti alberi intorno alla Rocca, al parco del Brolio, e sul lungolago rivano, tanto da costringere la sindaca Cristina Santi a ordinare la chiusura di tutte le aree colpite dal nubifragio dove persiste il pericolo della caduta di altri alberi, e rami. Alla Miralago una delle piante intorno all’ex colonia è finita addosso al compendio utilizzato come magazzino da Apm. Solo la fortuna ha voluto che nessuno si sia fatto male, eccezion fatta per un turista colpito da una tenda parasole, di un bar in centro storico, crollata durante la tempesta.

Serviranno ulteriori sopralluoghi e analisi prima di riaprire il lungolago, certo non la migliore delle situazioni in piena stagione turistica, con Riva e il Garda Trentino che si stanno rimboccando le maniche per cercare di recuperare almeno in parte il lavoro andato perso per colpa della pandemia. 

Di temporali, nell’Alto Garda, se ne sono visti a iosa ma di questa violenza, improvvisa, se ne contano pochi. E lo dimostrano i danni provocati dal nubifragio, scene che si ripetono a Torbole, Arco e in tutta la Busa. Purtroppo, ormai è evidente, ci si deve abituare anche alle nostre latitudini a fenomeni di questo tenore, che in passato sembravano relegati ad altre zone del piante.