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Riva. «La campagna elettorale è finita: speriamo che siano concluse anche le analisi di parte che sembrano costruite ad arte per provare a legittimare una coalizione artificiale senza valori e senza passioni»: lo dice l’ex assessore del Pd Alessio Zanoni, riferendosi al commento pubblicato sul proprio sito da un personaggio politico un tempo a lui vicinissimo, Claudio Molinari. «Mi trovano alquanto perplesso – aveva scritto l’ex sindaco-senatore (inizialmente candidato sindaco del polo civico autonomista che in vista del ballottaggio si è alleato con il centrodestra) – le riflessioni di chi ha imputato l’esito negativo a poteri o suggeritori occulti, a manovratori prezzolati, a traditori di non si sa bene cosa. Dimenticando (volutamente?) che sovrano è l’elettorato. Una serena, pacata, prolungata riflessione in casa propria potrebbe forse sortire (in zona Pd) un’analisi autocritica sulle cause del proprio risultato deludente».
«Molinari – replica Zanoni, definendolo “un padre come tanti” – pare abbia rivendicato a sé il ruolo di politologo, ma si connota più per l’aver orientato che per l’aver analizzato. Una via certamente diversa, rispetto a quella figura terza che a mio avviso sarebbe stata enormemente utile in questo contesto, per la quale sarebbe servita soprattutto una buona dose di altruismo e di coerenza di pensiero politico, doti necessarie per evitare di anteporre le ambizioni personali o le rivalità al bene comune. Se a sinistra qualche figura “nobile” in città c’è, per il popolarismo purtroppo questa figura ancora manca. Un vuoto che si sente. E che ha contribuito a creare questa improvvida alleanza tra le destre e il populismo leghista con quell'agglomerato politicamente innaturale (unito solo da rivalse e da interessi che a molti probabilmente solo oggi iniziano a essere chiari) che essendo tale non ha avuto freni nel congegnare per Riva questo triste quadro politico. La speranza che Molinari riuscisse a esercitare un ruolo di alto profilo e di raccordo delle anime del popolarismo è purtroppo rimasta tale, anche perché ritengo sia prioritaria la coerenza con i valori sempre professati rispetto al rivendicare la propria libertà di pensiero. Senza appartenenza, la libertà rischia di essere solo individualismo». M.CASS.
«Molinari – replica Zanoni, definendolo “un padre come tanti” – pare abbia rivendicato a sé il ruolo di politologo, ma si connota più per l’aver orientato che per l’aver analizzato. Una via certamente diversa, rispetto a quella figura terza che a mio avviso sarebbe stata enormemente utile in questo contesto, per la quale sarebbe servita soprattutto una buona dose di altruismo e di coerenza di pensiero politico, doti necessarie per evitare di anteporre le ambizioni personali o le rivalità al bene comune. Se a sinistra qualche figura “nobile” in città c’è, per il popolarismo purtroppo questa figura ancora manca. Un vuoto che si sente. E che ha contribuito a creare questa improvvida alleanza tra le destre e il populismo leghista con quell'agglomerato politicamente innaturale (unito solo da rivalse e da interessi che a molti probabilmente solo oggi iniziano a essere chiari) che essendo tale non ha avuto freni nel congegnare per Riva questo triste quadro politico. La speranza che Molinari riuscisse a esercitare un ruolo di alto profilo e di raccordo delle anime del popolarismo è purtroppo rimasta tale, anche perché ritengo sia prioritaria la coerenza con i valori sempre professati rispetto al rivendicare la propria libertà di pensiero. Senza appartenenza, la libertà rischia di essere solo individualismo». M.CASS.
