ALTO GARDA. «Grazie per aver costruito un pezzo della scenografia della nostra vita», così gli studenti delle diverse classi del corso di scienze applicate del liceo Andrea Maffei di Riva, hanno voluto salutare il loro insegnate di arte, Ermanno Bombardelli scomparso, nella notte tra il 9 e il 10 novembre, a causa di quel malore che negli ultimi tempi lo aveva spesso allontanato dalla cattedra e dalle sue lezioni costringendolo al letto d’ospedale al Santa Chiara di Trento.

Ermanno Bombardelli, 52 anni, era stato per una vita scenografo. Diplomato all’Accademia di Brera, tre anni fa aveva però deciso di svoltare la propria carriera entrando a far parte del corpo docente del liceo rivano. «Non siamo stati studenti modello - hanno continuato i suoi alunni - ma nonostante questo hai saputo trasmetterci l’insegnamento più importante, quello di seguire sempre le nostre passioni, con quella tua stessa forza e perseveranza per le quali ti ammiravamo. Non ci sarà più lezione d’arte in cui non penseremo a te». Oltre ai numerosi ragazzi, molti anche i colleghi e gli amici che ieri pomeriggio si sono stretti commossi alla famiglia Bombardelli, gremendo la piccola chiesetta di Chiarano dove si sono svolti i funerali, e suo il piazzale antistante. «La bellezza salverà il mondo - ha affermato uno degli insegnanti, a nome di tutto il corpo docente del liceo Maffei, citando Dostoevskij - tu ci hai dimostrato che è realtà: ci hai fatto conoscere il gusto per il bello, ma anche la bellezza di un’amicizia che andava oltre la sala insegnati e i corridoi, come dimostra l’intensa rete di solidarietà che si sviluppa oggi attorno a te».

Una passione per il bello che anche don Mattia Vanzo, parroco di Riva, ha voluto ricordare nella sua omelia: «Alzate gli occhi al cielo, alle montagne, alla natura, lì dove Ermanno ha sognato, sperato, goduto e si è stupito. Alzate lo sguardo e contemplate. Lì sta la salvezza, lì stanno le risposte del Signore. La morte non può vincere sulla bellezza dell’oltre». E ancora, i colleghi e amici hanno voluto celebrare lo spirito esploratore del giovane professore arcense, supportato dalla moglie Vanessa, con la quale viveva da alcuni anni a Drena. «Dopo le arrampicate in giro per tutto il Trentino - hanno aggiunto - ti sei spinto in Amazzonia, sempre con i tuoi occhi pieni di curiosità, sempre senza trascurare l’attenzione al destino dei tuoi studenti, sempre come l’uomo sensibile e profondo che eri».

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