Rovereto. Nella notte tra il 4 e il 5 settembre eleonora perraro è stata uccisa, nel giardino del sesto grado, tra nago e torbole. al mattino accanto al suo corpo esanime c’era il marito, marco manfrini. che fin dai primi istanti è stato anche l’unico indiziato per l’omicidio.

La perizia medico legale ha chiarito come è morta la giovane donna, escludendo ipotesi diverse dall’omicidio: mani attorno al collo, è stata strozzata, morendo per asfissia. mancano ancora gli esiti degli esami dei ris di parma, ai quali sono stati inviati tutti i reperti raccolti nel luogo del delitto. con ogni probabilità diranno anche l’ultima parola sull’identità dell’assassino. ma intanto sono passati tre mesi. e a una madre che aspetta di seppellire la figlia, possono comprensibilmente sembrare una enormità, in una sospensione del tempo che non permette nemmeno di chiudere con un addio una bruttissima vicenda.

Mariangela boscaini, «mamma di chi non c’è più», ha affidato questa sua amarezza, la difficoltà di vivere in questo limbo di dolore senza fine, ad un messaggio al “trentino”. «al mio dolore incolmabile - scrive - si aggiunge poi quello di non poterla ancora far riposare in pace». il marito, o forse la sua difesa, scrive, si oppone alle esequie, probabilmente per non escludere la possibilità di ulteriori esami da parte dei periti. e dopo tre mesi trova inconcepibile non sapere chi ha ucciso sua figlia.

«il sospetto è in isolamento ma quanto devo aspettare per riavere il corpo della mia bambina per una degna sepoltura?» è la sua conclusione.