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ROVERETO . Unanime la condanna per l'attentato incendiario alla chiesa di San Rocco. Per il sindaco Francesco Valduga «ogni atto espresso con la violenza e il vandalismo va condannato di per sé, e non esiste motivazione alcuna per giustificare atti di simile natura». Valduga auspica «che le forze dell'Ordine possano fare in tempi brevi piena luce su questo deprecabile gesto, individuando le mani che hanno colpito e danneggiato la chiesa». Il consigliere Andrea Luscia manifesta «piena solidarietà verso la comunità di San Rocco» e la propria «vicinanza ideale verso le sentinelle in piedi e tutti coloro che esprimono le loro idee attraverso la non violenza». Democrazia, conclude Luscia, «è rispettare le idee di tutti». Così il presidente della Provincia Maurizio Fugatti: «Esprimere il proprio pensiero con il danneggiamento dei simboli e delle proprietà altrui, quindi con la violenza e la prepotenza, è sempre sbagliato. In una democrazia ci sono altri modi per esprimere le proprie idee. Chi ha incendiato l’ingresso della chiesa di San Rocco, a Rovereto, è nemico del dialogo e del confronto pacifico». Fugatti, nell’esprimere fiducia nelle forze dell’ordine, assicura «tutta l'attenzione e la ferma condanna nei confronti dei responsabili che, qualora fossero garantiti alla giustizia, dovranno essere pesantemente condannati». Il consigliere provinciale Giorgio Leonardi si indigna: «La semplice condanna di non è sufficiente, deve esserci il massimo impegno di tutti: inquirenti, forze dell’ordine, amministrazione comunale e provinciale e della comunità al fine di rintracciare ed assicurare alla giustizia gli autori di un gesto criminale che va ben oltre la gravità dell’atto». Per Leonardi «si è voluto colpire un simbolo: la chiesa, non come edificio, ma come portatrice di valori, i valori dell’essere cristiani e quindi portatori di valori di vita». Quando si giunge a queste azioni, conclude, «la politica non centra più nulla in quanto si ha a che fare solo ed esclusivamente con dei criminali che come tali devono essere trattati». Condanna anche da parte del vicepresidente del consiglio regionale Luca Guglielmi «a maggior regione in questo specifico caso, dove ad essere preso di mira è il simbolo di una religione ma anche parte della cultura della nostra Regione». Claudio Cia esprime vicinanza a don Matteo Graziola, «tenace difensore del diritto dei bambini a nascere e vivere. Coraggio che gli viene dalla sua fede in Cristo e non dalla smania di piacere ad ogni costo a tutti; per questo è stato più volte preso di mira da politici, o presunti tali, e da cattolici “progressisti”, perfino con il colletto sacerdotale». Potere al popolo, se da un lato si indigna per «un orribile presepe» allestito nel periodo natalizio «da antiabortisti che praticano terrorismo psicologico e ideologico nel tentativo di riportare indietro di secoli le lancette dell'orologio della storia», dall’altro prende le distanze dall'attentato: « Non è attraverso attentati o atti violenti che si contrasta l'avanzare dell'intolleranza e del razzismo, esito inevitabile di politiche neoliberiste e antidemocratiche messe in atto da questa unione europea e dai nostri governi».
