Rovereto. Ma non finisce qui... Perché se quella celebrata ieri con un migliaio di fedeli era formalmente la messa di chiusura della “Missione al popolo” il vescovo Lauro Tisi ha ricordato a tutti che «non abbiamo concluso un bel niente; anzi iniziamo proprio da qui un nuovo percorso dopo questa bellissima esperienza che ha portato in città decine di missionari religiosi e laici per ravvivare la fede, per farci riscoprire il volto del Signore. Ed ora andate e continuate la missione...» ha detto a conclusione della cerimonia religiosa. Ma tra i tanti celebranti ne mancava uno, chi ha dato più di altri anima e cuore alla “Missione”, vale a dire don Sergio Nicolli ricoverato in ospedale con la polmonite al quale è andato il saluto e la benedizione «più grande» di Tisi. Soddisfatto il vescovo per il risultato della “Missione”: «Ho visto tante persone in ricerca con tante domande. I religiosi hanno dialogato con la città e sono stati coinvolti i vari “mondi” della società. Questo dialogo e questo interagire sia un impegno continuo perché - ha ricordato Tisi - Gesù non ha detto “mi accrediterete su Facebook o nelle battaglie sui social ma solo con la vita e le relazioni: “Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. Questo dobbiamo fare per condividere la gioia del Vangelo...» ha affermato il vescovo che in conclusione della cerimonia ha espresso un sogno: «Vorrei vedere nascere le “case della parola”, dei centri di ascolto, dei luoghi dove si legge e ci si innamora della parola di Dio anche senza necessariamente la mediazione del sacerdote. Perché la “Missione” continui e il dono dello Spirito Santo faccia diventare ogni cristiano un “alter Christus”. La gioia del Vangelo sia sul volto di ognuno di noi...».

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