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ROVERETO . Don Sergio Nicolli aveva espresso nei giorni scorsi delle riserve sul presepe allestito sulle scale della chiesa di San Rocco, e lo ribadisce. «Non ne condivido le modalità comunicative. L’aborto è certo un fenomeno grave - ha detto ieri il decano - ma lo si combatte educando i giovani alla vita, alla gioia di mettere al mondo una creatura. Tuttavia ho espresso solidarietà piena a don Matteo Graziola e alla comunità di San Rocco. Ci vedo un parallelismo con il presepe di Carollo, che era un allestimento squallido, ma ancora più squallido è stata la dissacrante devastazione che ne è stata fatta, che testimonia l’imbarbarimento dei rapporti e dei modi di comunicare. Il dissenso si può esprimere, ma con le parole, motivando la propria posizione. Usare la violenza è sbagliato. È stato un gesto vigliacco, compiuto di notte per sfuggire ai controlli, e questo modo di esprimere dissenso mi preoccupa molto»
«Bruciare una porta, che sia di una struttura di accoglienza, come accaduto in passato, o di una chiesa, luogo di culto aperto e libero, è uno sfregio per tutta la comunità», commenta l’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi. «Ogni parola di condanna – aggiunge - rischia però di essere scontata se non ne deriva l’impegno affinché il dissenso e la diversità di opinione, legittimi anche all’interno della comunità ecclesiale, non travalichino mai il rispetto delle persone e degli ambienti ad esse destinati. Chi ha appiccato quel fuoco potrà alimentare paura e divisione, ma non riuscirà mai a mandare al rogo la forza del dialogo e del confronto, conquista di civiltà di cui tutti dobbiamo essere custodi e garanti».
Il responsabile di San Rocco, don Matteo Graziola, il sacerdote vicino al movimento Pro Life e alle Sentinelle in piedi (fu anche malmenato dagli anarchici mentre manifestava con loro in piazza Loreto nel 2014) sa bene che il movente è il presepe “antiabortista”. «Noi no accusiamo le donne che abortiscono, la nostra è una battaglia culturale contro la cultura di morte importata per prima dal materialismo marxista, sotto la cui influenza l’aborto venne applicato, prima in Unione sovietica nel 1920, poi nella Cina di Mao, e nel 1935 nella Germania di Hitler, perché questa cultura di morte ha trovato alleanza anche tra forze culturali avverse, ma contrarie alla morale cristiana». Non pensa però che l’incendio, pure deprecabile e da condannare come gesto, sia stata una reazione sconsiderata a quella che è stata avvertita come una provocazione, cioè il presepe con Re Erode e i feti morti? «Provocare significa “chiamare per” qualcosa, e può essere salutare. Ogni giorno nel mondo si registrano 5.600 aborti, la denatalità dell’Europa e il decadimento della cultura hanno questa radice comune, dell’attacco al concepimento. Se abbiamo detto qualcosa di falso, vengano pure e ci smentiscano. Noi il presepe lo esporremo ogni giorno fino a novembre, lo smantelleremo per la giornata del Movimento per la vita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Bruciare una porta, che sia di una struttura di accoglienza, come accaduto in passato, o di una chiesa, luogo di culto aperto e libero, è uno sfregio per tutta la comunità», commenta l’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi. «Ogni parola di condanna – aggiunge - rischia però di essere scontata se non ne deriva l’impegno affinché il dissenso e la diversità di opinione, legittimi anche all’interno della comunità ecclesiale, non travalichino mai il rispetto delle persone e degli ambienti ad esse destinati. Chi ha appiccato quel fuoco potrà alimentare paura e divisione, ma non riuscirà mai a mandare al rogo la forza del dialogo e del confronto, conquista di civiltà di cui tutti dobbiamo essere custodi e garanti».
Il responsabile di San Rocco, don Matteo Graziola, il sacerdote vicino al movimento Pro Life e alle Sentinelle in piedi (fu anche malmenato dagli anarchici mentre manifestava con loro in piazza Loreto nel 2014) sa bene che il movente è il presepe “antiabortista”. «Noi no accusiamo le donne che abortiscono, la nostra è una battaglia culturale contro la cultura di morte importata per prima dal materialismo marxista, sotto la cui influenza l’aborto venne applicato, prima in Unione sovietica nel 1920, poi nella Cina di Mao, e nel 1935 nella Germania di Hitler, perché questa cultura di morte ha trovato alleanza anche tra forze culturali avverse, ma contrarie alla morale cristiana». Non pensa però che l’incendio, pure deprecabile e da condannare come gesto, sia stata una reazione sconsiderata a quella che è stata avvertita come una provocazione, cioè il presepe con Re Erode e i feti morti? «Provocare significa “chiamare per” qualcosa, e può essere salutare. Ogni giorno nel mondo si registrano 5.600 aborti, la denatalità dell’Europa e il decadimento della cultura hanno questa radice comune, dell’attacco al concepimento. Se abbiamo detto qualcosa di falso, vengano pure e ci smentiscano. Noi il presepe lo esporremo ogni giorno fino a novembre, lo smantelleremo per la giornata del Movimento per la vita».
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