ROVERETO. Primo giorno di apertura al traffico per via Dante. Le ancora poche macchine che la imboccano, provenienti da via Fontana, procedono lentamente, quasi con circospezione. Segnale che il nuovo aspetto della strada, senza marciapiedi e protezioni, come deterrente per la velocità dei veicoli funziona, e che la rotatoria di quartiere tra le vie Paoli, Tommaseo, Manzoni e corso Rosmini, fa il suo dovere, che è di “drenare” il flusso di veicoli diretti in via Dante. Ma se nessuno, tra quanti in via Dante ci vivono o ci lavorano, ha nulla da ridire riguardo l’effetto estetico della nuova strada, quello che non convince fino in fondo sono proprio le soluzioni viabilistiche adottate. «È stato fatto un bellissimo lavoro e quando saranno completati anche gli arredi, via Dante sarà una strada importante per Rovereto: meriterebbe la qualifica di “corso”, come corso Rosmini e Bettini, - spiega Gianni Aldrighettoni, figura celebre nel mondo del commercio roveretano e residente proprio in via Dante - sarebbe forse da ripensare il doppio senso di marcia per le biciclette, che ora viaggiano sullo stesso tratto di carreggiata assieme alle macchine». Via Dante Ztl? «Da residente penso che sia la naturale evoluzione, il mio spirito di commerciante mi spinge però verso un compromesso, tra apertura e chiusura al traffico». Di parere diverso è l’avvocato Mauro Bondi, che nella via ha lo studio legale. «Io sono sempre stato per la chiusura di via Dante e di tutto il centro storico - dice il libero professionista - il centro di Trento è stato chiuso trent’anni fa dal sindaco Goio, e credo che se volessero riaprirlo scoppierebbe una rivoluzione, la stessa cosa per via Mazzini e via Garibaldi a Rovereto: nessuno sarebbe per la riapertura, neppure i commercianti». Insomma Bondi pare non abbia dubbi al riguardo: «Il centro vive se viene chiuso al traffico delle automobili, stessa cosa per via Dante, soprattutto adesso che è stata abbellita ed è diventata importante come corso Bettini». E aggiunge: «In tutte le città, a differenza che nei paesi, si è costretti a lasciare la macchina a una certa distanza: serve davvero il parcheggio davanti al negozio? Guardate la libreria Arcadia: non ha posti macchina però in due anni ha triplicato gli spazi. Occorre un commercio di qualità e non di quantità, una riqualificazione che spetta ai commercianti fare. La sfida sulla quantità con i centri commerciali è persa in partenza» conclude Bondi. «La nuova via Dante? Un’opera forse inutile, c’era qualcosa di più urgente - è invece il parere dell’avvocato Oliviero Deflorian. - la nazionale è ormai una strada urbana e occorreva partire da lì. Sotto il profilo estetico il lavoro è stato fatto bene, ho qualche perplessità sotto il profilo funzionale: la corsia centrale è per le macchine e non capisco dove devono andare le biciclette. Nel complesso non mi sembra che abbia risolto granché». Per l’ingegner Sergio Andrighettoni, anch’egli con lo studio in via Dante, il nuovo assetto della strada piace anche se può nascondere qualche insidia, in particolare per le biciclette: «Il punto critico di via Dante è la pista ciclabile, - spiega Andrighettoni - non mi convince la promiscuità di automobili, bici e pedoni: un bambino con la bicicletta prima seguiva un tragitto chiaro, mentre adesso non sa più dove andare».

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