ROVERETO - Che all'ospedale di Rovereto ci siano diverse criticità è cosa nota, ma dal Santa Maria del Carmine arrivano anche buone notizie. È questo il caso della novità che riguarda il reparto di neurologia diretto dal professor Bruno Giometto che è a capo dell'unità operativa multizonale (quindi sia a Trento che a Rovereto) e che è anche direttore della scuola di specializzazione in neurologia dell'università di Trento. 

La novità? Dal primo maggio è attiva la guardia notturna, ossia i neurologi ora sono presenti in ospedale 24 ore su 24 per rispondere delle esigenze interne del reparto e anche di quelle del pronto soccorso. Guardia che cosa assai diversa alla reperibilità che era il servizio comunque garantito fino a fine aprile. 

«È la prima volta nella storia dell'ospedale di Rovereto che c'è questo servizio - spiega il professor Giometto - ed è stato possibile raggiungere questo risultato perché in organico abbiamo dieci neurologi, un numero che permette di coprire anche il turno notturno». Ma, guardando al prossimo futuro, c'è un'altra importante novità ossia la fine dell'unità operativa multizonale e il ritorno a due unità operative indipendenti fra il Santa Maria del Carmine e il Santa Chiara. 

«Un passaggio importante - prosegue Giometto - che renderà i reparti separati (quindi, banalizzando, ognuno con il proprio primario, ndr) ma complementari e sulla complementarietà abbiamo e stiamo lavorando. Trento si occuperà delle patologie "tempo dipendenti" mentre Rovereto avrà una vocazione, che le è già propria, clinica-specialistica. Una vocazione che la porta ad inserirsi nel campo delle neuroscienze con una stretta collaborazione con chi lavora sul territorio nel Cimec e Cerim. 

Quello che si sta costruendo è un sistema fluido fra reparti di Trento e Rovereto e un sistema aperto all'esterno, ai centri di eccellenza che qui si trovano: dal laboratorio al letto del paziente, la medicina traslazionale, insomma».

Giometto non nasconde la soddisfazione per quello che è stato fatto e che si farà e si definisce un traghettatore. «Gli anni dell'unità multizonale - spiega - sono serviti per costruire questa permeabilità fra le due realtà che ha dato buoni frutti e che servirà anche quando diventeranno due unità separate. 

Un altro aspetto molto importante è rappresentato dall'apporto che danno gli specializzandi. Un apporto pratico perché è personale in formazione che lavora in reparto ma anche un apporto nell'approccio con il paziente perché portano dentro i reparti idee diverse, metodi diversi che arricchiscono tutti. E questo va a beneficio dei pazienti. 

Fra l'altro anche se è nata da poco la scuola è conosciuta e riconosciuta a livello nazionale e quindi riesce a portare in regione (c'è un accordo con l'Alto Adige che ne ha permesso l'ingresso della rete formativa di Unitn) medici in formazione da diverse regioni italiane. Sono anche soddisfatto perché il lavoro fatto, le novità che sono state portate, hanno creato un ottimo clima all'interno del reparto e questo porta anche un beneficio diretto a chi qui è ricoverato». Ma. D.