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TRENTO. Da domani, 18 dicembre, la Società Frutticoltori Trento (Sft), avrà un nuovo presidente. Si tratta di Silvano Grisenti, che dopo molti anni in politica e come presidente dell’Autostrada del Brennero, torna alle origini cooperative.
L’assemblea del 16 dicembre lo ha eletto in cda che domani alle 11 si riunirà per l’elezione di Grisenti alla presidenza e Riccardo Forti alla vice presidenza.
Il presidente uscente non ha dato la disponibilità per ricoprire l’incarico di presidente in quanto la sua azienda richiede la disponibilità del tempo pieno quindi era difficile conciliare i due ruoli rimarrà però nel cda come vice presidente.
Ma quali le altre ragioni di questa scelta? Secondo il presidente uscente la cooperativa aveva bisogno di una svolta manageriale e sicuramente Grisenti la può assicurare.
Dal canto suo il nuovo presidente intervenuto in assemblea, ha dichiarato: “sono stato sollecitato ad assumere questo incarico e da vecchio cooperatore non potevo tirarmi indietro perché alla cooperazione devo molto perché per me è stato una scuola di vita quando da giovane sono entrato nel cda della Cassa Rurale di Povo”.
Ma la cooperativa non è certo in cattive acque perché il bilancio approvato dai soci nell’assemblea di giovedì sera con la presenza di un centinaio di soci su 280, non è affatto male.
Il prezzo medio liquidato per le mele conferite nel 2020 è stato pari a 0,394 euro al kg. Un prezzo che sfiora i 0,40 euro liquidati dal gruppo Mezzacorona, nonostante che il 40% della produzione fosse grandinato e nonostante il fatto che la produzione biologica non abbia avuto un grande mercato. Infatti il prezzo medio pagato per le mele biologiche è stato di 0,57 euro a kg.
Con i suoi 84 mila quintali di mele bio la Sft si avvicina al 50% di prodotto bio. Purtroppo nell’anno della pandemia molte mense erano state chiuse e di conseguenza parte delle mele biologiche non avendo più quello sbocco hanno dovuto prendere la strada dell’integrata andando sul canale della gdo che notoriamente paga meno i prodotti.
Va poi aggiunto che la varietà Morgen ha avuto un anno difficilissimo per la mancanza del mercato tedesco e dello sbocco del sud Italia, precisa Forti. "Questa difficoltà a collocare il prodotto biologico – prosegue Forti - deve essere visto come un campanello d’allarme per le produzioni biologiche in quanto è emerso che negli ultimi anni è cresciuto molto di più l’offerta della domanda e secondo l’implacabile legge del mercato di fronte ad un’offerta che supera la domanda i prezzi diminuiscono.
Partendo dal fatto che la nostra regione produce circa il 40% delle mele biologiche dell’Europa, è necessario pensare a nuove strategie di mercato. Un altro limite a prezzi più remunerativi è stato il fatto dei 46.000 quintali della produzione 2020 andati all’industria che com’è noto paga molto meno del fresco".
Anche su questo tema, Forti insiste da anni "non è più pensabile una così alta percentuale di grandinato, i nostri soci devono provvedere a coprire i frutteti con le reti. Ad oggi la percentuale della superficie coperta da reti è di circa il 40%, ma deve aumentare. Il volume d’affari è stato di 18,4 milioni di euro, mentre i liquidato ai soci ha superato i 9 milioni”.
La cooperativa dà lavoro ad un centinaio di persone in larga parte donne. Purtroppo c’è da ammortizzare una struttura fatta per una produzione molto maggiore, nel 2020 la produzione si è attestata sui 230 mila quintali. Per questa ragione anche per abbattere i costi di gestione la Sft ha lavorato circa 100 mila quintali di mele conto terzi. Quest’anno il problema sarà ancora più grave in quanto a causa di gelate e di mancata legagione la produzione è scesa a 170 mila quintali. C.B.
