Cavalese. Nelle dolorose ricorrenze degli anniversari delle disgrazie del Cermis il comune di Cavalese, d’intesa con la Parrocchia di Santa Maria Assunta, darà seguito, oggi, alla celebrazione della messa di suffragio a memoria dei due eventi luttuosi del 9 marzo 1976 e quello del 3 febbraio 1998. Essa vuole significare un momento di umana riflessione e di cristiano raccoglimento per onorare il ricordo delle vittime. La cerimonia avrà luogo alle 10 nella chiesa dell’Addolorata. Subito dopo, nel cimitero nuovo, avrà luogo un momento di raccoglimento e preghiera nel ricordo delle 62 vittime delle due tragedie del Cermis. Ma quest’anno in occasione del triste anniversario sono intervenuti anche i giovani dello “Spazio L’Idea” con una nota. «E’ da poco trascorso il “Giorno della Memoria – scrivono - coltivare la memoria è importante per imparare e trarre insegnamento da errori che generano orrori e questo principio deve essere esteso a tutte quelle situazioni che, come la Shoah, hanno portato l’uomo a fallire irrimediabilmente. Lunedì ritorna una data che Cavalese e la Val di Fiemme non possono dimenticare: il 3 febbraio 2020 ricorre infatti il 22° anniversario della seconda tragedia del Cermìs (1998), disastro in cui morirono 20 persone a seguito di una manovra spericolata da parte di un caccia del Corpo dei Marines USA e il 9 marzo ricorrerà invece il 44° anniversario della prima catastrofe del Cermìs. Lo Spazio Giovani L’Idea da sempre porta avanti con impegno una riflessione relativa al valore e al tema della Pace, proponendo momenti formativi e la partecipazione ad eventi particolarmente emozionanti e di alto valore morale. È in quest’ottica che ci permettiamo di chiedere a tutti voi di non dimenticare quanto successo nel 1998 e nel 1976 e di fermarvi a riflettere su due tragedie che hanno colpito questa valle così drammaticamente, senza peraltro dimenticare la catastrofe di Stava del 1985 con le sue 268 vittime. Rivolgiamo quindi un invito o appello a tutti i giovani di Fiemme e agli adulti di riferimento (in qualità di genitori, insegnanti, educatori, allenatori, amministratori, responsabili di associazioni) a coltivare la memoria di quanto accaduto e del perché è accaduto, non tanto per mantenere aperte ferite che sicuramente sono ancora vive nel cuore di molti, ma per contribuire a diffondere una cultura di pace e di rispetto per la vita umana, la sicurezza, il territorio e l’ambiente». L.CH.

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