TRENTO. Al civico 54 di via della Saluga, sopra Port’Aquila, in pratica di fronte all’istituto della Sacra Famiglia, la maniglia del grande cancello è “circondata” dalle ragnatele, segno inequivocabile che non viene aperto da tempo, e il filo spinato ormai arrugginito impedisce di scavalcarlo. Subito sotto scorre il rio che dà il nome alla salita e dal parco colmo di rovi, erbacce e alberi secolari si intravedono a stento porzioni della grande villa di cui si hanno notizie fin dal 1842 e che nel 1887 passò di proprietà ai de Gerloni, farmacisti da generazioni. In epoca precedente, in quell’area c’era un maso e sul muro di cinta verso la città era fissato il tavolozzo del bersaglio per i tiratori che si esercitavano sparando dalla piazzola a valle. Nel gruppo Facebook “Sei di Trento se…”, Marcello Moser, detto Dagospia, posta un grido di dolore, rammaricandosi del fatto che un luogo così significativo sia in tale stato di degrado e abbandono. Conseguenza anche di un’annosa e interminabile vicenda legata all’assetto proprietario che interessa pure lo stabile di piazza Duomo al cui piano terra c’era la farmacia di famiglia e, sul retro, in via don Arcangelo Rizzi, la casa dove nacque l’irredentista Cesare Battisti, anch’essa sprangata e lasciata a sé stessa.

Nel primo anno del Centenario della Grande Guerra, le cui commemorazioni andranno avanti fino al 2018, la villa sulla collina, carica di storia, non sarà certo protagonista di alcunché. A meno di accelerazioni improvvise. Nonostante fosse cenacolo irredentista diretto da Francesco de Gerloni, condannato a morte in contumacia per alto tradimento, al quale partecipava anche Cesare Battisti e in seguito, requisita, sede dell’XI armata austro-ungarica e tribunale militare (prima di trasferirsi al Buonconsiglio), che proprio qui condannò alla fucilazione Damiano Chiesa il 19 maggio 1916.

A distanza di tre anni da quando il Trentino ne scrisse per la prima volta tutto tace. Il vicesindaco e assessore comunale all’urbanistica Paolo Biasioli afferma che, “almeno che qualcosa non sia successo nell’ultimo mese e mezzo, ma non mi pare proprio, a palazzo Thun non è arrivata alcuna comunicazione o richiesta che faccia presupporre qualche movimento”. La presidente della S.Giuseppe-S. Chiara, Maria Rosa Maistri sottolinea che la circoscrizione non è mai stata coinvolta nel futuro destino, se mai ce ne sarà uno, dell’edificio storico. Nel marzo 2011, gli allora consiglieri provinciali Marco Sembenotti e Claudio Eccher presentarono un’interrogazione.

A proposito della valorizzazione storica dell’area, l’assessore alla cultura del tempo, Franco Panizza, rispose ricordando la situazione proprietaria “particolarmente complessa”. Fornendo quindi, in sintesi, ben poche speranze, se non nessuna, per un eventuale recupero e uso in qualche modo pubblico in vista del Centenario. Tantoché precisò: “Non sembra possibile individuare nell’edificio il sito ove apporre (neanche, il corsivo è nostro) una targa in ricordo dei trentini segregati o confinati per le loro simpatie filo-italiane”. Da tre anni a questa parte, passi avanti non pare proprio ne siano stati fatti. Villa de Gerloni rimane avvolta nel silenzio.