TRENTO. «L’abbattimento di un orso problematico è una soluzione che può essere presa in considerazione per due motivi: primo perché l’orso bruno non è un animale a rischio estinzione, secondo perché bisogna pensare all’intera specie senza cadere nell’errore di innamorarsi del singolo esemplare». Lo dice Paolo Molinari, ricercatore friulano specializzato nello studio degli orsi.

Molinari, il governatore trentino Ugo Rossi chiede di poter fare come in Slovenia. Che ne pensa?

In Slovenia, abbattere un orso non è un grosso problema perché la popolazione è molto ampia, vicina ai 500 esemplari. Ma concordo sul fatto che sia giusto “togliere dalla circolazione” gli orsi problematici. Sul fatto di catturarli o abbatterli è una questione di sensibilità: dipende da chi amministra un territorio. Detto questo penso che in Trentino in questo momento ci sia una situazione di isterismo.

In che senso?

Non può bastare il semplice avvistamento di un orso per mettere in dubbio il progetto. Bisognerebbe ritrovare un po’ di calma, non è che la semplice visione di un orso rappresenti un pericolo.

Ma ci sono persone che sono state aggredite.

In base alla mia esperienza (cioè di uno che gli orsi li va a cercare) posso dire che l’orso reagisce a situazioni in cui si sente disturbato o minacciato. La sua è una reazione naturale per indicarci quali sono i limiti. Il problema è che il Trentino è un ambiente molto antropizzato e le situazioni di contatto sono molto frequenti. Non voglio mettere in dubbio le ricostruzioni delle persone che hanno avuto a che fare con l’orso, ma sono sicuro che si è tratto di situazioni che l’orso ha vissuto come pericolose. E posso garantire che se un orso – che è un animale estremamente forte - vuole uccidere un uomo ci riesce benissimo. Quindi gli episodi trentini sono stati dei semplici avvertimenti se – ripeto – li consideriamo dal punto di vista dell’orso.

Gli orsi trentini, soprattutto le femmine, restano confinate in un’area circoscritta del Trentino occidentale. È un’anomalia?

Sicuramente si espanderanno, ma i tempi dell’orso non coincidono con quelli dell’uomo e della politica. Il problema sta nella scala temporale: i tempi biologici non coincidono con una legislatura. Bisogna ragionare in termini di decenni.

Residenti e turisti reclamano il diritto di andare nei boschi, gli animalisti sostengono che i boschi sono degli orsi. E’ possibile trovare un equilibrio tra queste posizioni?

I boschi non sono nè degli orsi, né dell'uomo. Io credo che sia naturalmente possibile e auspicabile trovare un equilibrio tra visioni estreme. E soprattutto non deve passare il concetto che gli orsi trentini sono diventati improvvisamente divoratori di uomini come lo squalo bianco di Spielberg. Ripeto: in Trentino bisogna ritrovare la calma.

Il dibattito si concentra ora sui rischi e sui problemi, ma quale è il valore (se c’è) del progetto di reintroduzione dell’orso sulle Alpi?

È un omaggio alla Natura dopo che l’uomo aveva provocato volontariamente la scomparsa dell’orso da queste montagne, negli anni in cui non ci si poteva permettere la predazione di una singola pecora. Da soli gli orsi non sarebbero tornati e il progetto è stato coraggioso (in senso positivo). Certo non invidio i tecnici forestali trentini per le pressioni a cui sono sottoposti. Ma bisogna avere il coraggio di tirare le somme tra dieci anni.

Perché sostiene che l’orso bruno non è in pericolo?

Perché ci sono migliaia di orsi vivi in Europa. L'oso bruno è raro nelle Alpi ma non a rischio estinzione. Per questo la cattura o l’abbattimento di un singolo esemplare problematico possono essere presi in considerazione in caso di necessità. Accade anche per i cinghiali, solo per fare un esempio.

Si discute se andare nei boschi con un campanellino possa essere utile a spaventare un orso o se possa invece attirarlo.

Io sono profondamente convinto che dare un avviso all'orso che un uomo sta arrivando è una cosa assolutamente positiva, nel senso che l'orso ha il tempo di decidere come e quando dileguarsi. La scelta del campanellino però non mi sembra la più valida: si tratta di una soluzione copiata dal nord America dove evidentemente funziona, ma ricordiamoci che lì non ci sono pecore con il campanellino al pascolo. Parlare ad alta voce o fare rumore nel bosco mi sembra più che sufficiente.