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Cloz. «La vita è breve, cerchiamo di far festa che ci fa sentire più vicini con tanta gioia e amore; perché un giorno senza gioia è perduto. Ci ritroveremo il prossimo anno in attesa di arrivare ai 100»: questo l’augurio che Joe aveva espresso durante la festa dei coscritti dell’anno scorso. Di Giuseppe Angeli, noneso di Cloz immigrato negli Usa, che ci ha lasciati dopo una vita dedicata alla famiglia, al lavoro e all’impegno sociale, rimangono nel ricordo la sua generosità, la sua voglia di stare insieme in allegria. La famiglia di Giuseppe ha una grande tradizione di emigranti; prima il nonno, poi il padre, i due fratelli Lino e Silvio e il 20 giugno del 1958 anche lui, a Saint Louis, nel Missouri. Ha raccontato spesso le sue vicende: «Ebbi molta nostalgia della mia famiglia, dei miei parenti e dei miei amici; questo pensiero era come un tarlo, non mi lasciava mai, mi martellava la mente giorno e notte; non avevo soldi, altrimenti sarei tornato subito». Quando il lavoro glielo permetteva tornava spesso a Cloz e da pensionato trascorreva parecchi mesi nel suo paese natale.
«Giuseppe era conosciuto da tutti come Joe, molto legato a parenti e amici in paese, ma anche agli emigrati in America, - spiega il nipote Nicola Rizzi -. Quando era qui telefonava spesso in America e viceversa, quando era lì riusciva lo stesso a tenere i contatti con tutti noi, era un grande tessitore di ponti». Aveva una grande passione per la fotografia; con la sua piccola macchina fotografica era riuscito ad avere un immenso archivio perché sempre pronto a immortalare incontri, momenti di gioia, di amicizia, che una domenica proiettò alla presenza di 200 persone, che si riconobbero in qualche scatto, in qualche momento particolare di incontro e di cordialità. Il nipote Luca Angeli, che vive in America, lo ricorda così: «Joseph era apprezzato per la sua capacità di dare gioia e gioia di vivere ad ogni incontro di famiglia e amici. Ha sempre incluso tutti e ha segnato ogni occasione con parole di amore e gratitudine per coloro che lo circondavano. Nessuna festa era completa senza una polka, o il suo caratteristico sorriso gentile e lo scintillio negli occhi”. Quando era a Cloz la sua taverna era sempre aperta per i compaesani. C.A.F.
«Giuseppe era conosciuto da tutti come Joe, molto legato a parenti e amici in paese, ma anche agli emigrati in America, - spiega il nipote Nicola Rizzi -. Quando era qui telefonava spesso in America e viceversa, quando era lì riusciva lo stesso a tenere i contatti con tutti noi, era un grande tessitore di ponti». Aveva una grande passione per la fotografia; con la sua piccola macchina fotografica era riuscito ad avere un immenso archivio perché sempre pronto a immortalare incontri, momenti di gioia, di amicizia, che una domenica proiettò alla presenza di 200 persone, che si riconobbero in qualche scatto, in qualche momento particolare di incontro e di cordialità. Il nipote Luca Angeli, che vive in America, lo ricorda così: «Joseph era apprezzato per la sua capacità di dare gioia e gioia di vivere ad ogni incontro di famiglia e amici. Ha sempre incluso tutti e ha segnato ogni occasione con parole di amore e gratitudine per coloro che lo circondavano. Nessuna festa era completa senza una polka, o il suo caratteristico sorriso gentile e lo scintillio negli occhi”. Quando era a Cloz la sua taverna era sempre aperta per i compaesani. C.A.F.
