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Sanzeno. Nell’ambito del percorso formativo dell’Università della terza età e del tempo libero di Sanzeno, la psicologa Anna Dallavo ha illustrato le nuove dipendenze: acquisti sfrenati, uso di internet sregolato, social network come facebook, instagram, whatsapp, telefonino, televisione, fitness, ossessione di mangiar sano (ortoressia) e lavoro.
La psicologa si è soffermata molto sui meccanismi che si innescano nella mente nel momento in cui l’individuo è preso da questi comportamenti convulsivi, che gli impediscono di smettere spingendolo sempre di più nel baratro. La pubblicità martellante spinge a fare acquisti, anche molto costosi, ma inutili, in forma ossessiva. Si è alla continua ricerca di emozioni per colmare un vuoto interiore; ciò crea un disturbo psicologico, un deficit nel controllo degli impulsi, che può sfociare nella depressione o in stati di ansia. Anche la rete, pur offrendo grandi possibilità, con un mare magnum di informazioni, nasconde le sue insidie, fornisce cioè emozioni e rapporti interpersonali virtuali senza ruoli, vincoli e convenzioni. “Sintomi iniziali: ripetuto controllo della posta elettronica, lunghi periodi passati in chat, continua ricerca di strumenti sempre diversi, incremento del tempo passato on line, senso di agitazione quando si è sconnessi. Sintomi tipici: problemi di tolleranza, astinenza che crea sofferenza, difficoltà a connettersi con la rete sociale, famigliare, sentimentale e nel campo lavorativo”, così la dottoressa Dallavo, che ha posto l’accento sulla notevole pericolosità di queste dipendenze, perché svolte da soli, nell’anonimato, dentro le quattro mura domestiche, dove non ci si espone al giudizio degli altri, che spingono a far riflettere, che creano gli stessi sintomi delle sostanze stupefacenti.
L’ortoressia, la più nuova delle dipendenze, riguarda l’”ossessione del mangiar bene”, dal quale si pensa deriverebbe da solo lo star bene. Sono troppo concentrati sulla qualità del cibo. Questa ricerca spasmodica della qualità del cibo può provocare diminuzione di peso con mancanza di vitamine o minerali fondamentali determinando osteoporosi e avitaminosi.
Inoltre è stato posto a lungo l’accento sulla dipendenza da lavoro: “È particolare perché si basa su una gratificazione secondaria, che avviene solo nel lungo periodo. Il lavoro inizialmente supera le otto ore giornaliere, poi si inizia a lavorare nel fine settimana e si continua a lavorare di nascosto nel tempo libero e in vacanza. Anche i pensieri e le occupazioni sono sempre più rivolti verso il lavoro fino a creare confusione, dimenticanze e disorientamento mentale. Si creano incomprensioni famigliari con emozioni di ansia, stress e senso di colpa”.
La psicologa ha trattato con grande ricchezza di dati anche le dipendenze classiche da alcol, gioco d’azzardo, che sono diffuse in tutte le fasce di età, e sostanze stupefacenti: secondo le statistiche del 2017, è risultato che sono diminuiti i bevitori quotidiani (22.1% contro il 31) mentre sono aumentati i bevitori occasionali (41% contro il 38,6%).
La psicologa si è soffermata molto sui meccanismi che si innescano nella mente nel momento in cui l’individuo è preso da questi comportamenti convulsivi, che gli impediscono di smettere spingendolo sempre di più nel baratro. La pubblicità martellante spinge a fare acquisti, anche molto costosi, ma inutili, in forma ossessiva. Si è alla continua ricerca di emozioni per colmare un vuoto interiore; ciò crea un disturbo psicologico, un deficit nel controllo degli impulsi, che può sfociare nella depressione o in stati di ansia. Anche la rete, pur offrendo grandi possibilità, con un mare magnum di informazioni, nasconde le sue insidie, fornisce cioè emozioni e rapporti interpersonali virtuali senza ruoli, vincoli e convenzioni. “Sintomi iniziali: ripetuto controllo della posta elettronica, lunghi periodi passati in chat, continua ricerca di strumenti sempre diversi, incremento del tempo passato on line, senso di agitazione quando si è sconnessi. Sintomi tipici: problemi di tolleranza, astinenza che crea sofferenza, difficoltà a connettersi con la rete sociale, famigliare, sentimentale e nel campo lavorativo”, così la dottoressa Dallavo, che ha posto l’accento sulla notevole pericolosità di queste dipendenze, perché svolte da soli, nell’anonimato, dentro le quattro mura domestiche, dove non ci si espone al giudizio degli altri, che spingono a far riflettere, che creano gli stessi sintomi delle sostanze stupefacenti.
L’ortoressia, la più nuova delle dipendenze, riguarda l’”ossessione del mangiar bene”, dal quale si pensa deriverebbe da solo lo star bene. Sono troppo concentrati sulla qualità del cibo. Questa ricerca spasmodica della qualità del cibo può provocare diminuzione di peso con mancanza di vitamine o minerali fondamentali determinando osteoporosi e avitaminosi.
Inoltre è stato posto a lungo l’accento sulla dipendenza da lavoro: “È particolare perché si basa su una gratificazione secondaria, che avviene solo nel lungo periodo. Il lavoro inizialmente supera le otto ore giornaliere, poi si inizia a lavorare nel fine settimana e si continua a lavorare di nascosto nel tempo libero e in vacanza. Anche i pensieri e le occupazioni sono sempre più rivolti verso il lavoro fino a creare confusione, dimenticanze e disorientamento mentale. Si creano incomprensioni famigliari con emozioni di ansia, stress e senso di colpa”.
La psicologa ha trattato con grande ricchezza di dati anche le dipendenze classiche da alcol, gioco d’azzardo, che sono diffuse in tutte le fasce di età, e sostanze stupefacenti: secondo le statistiche del 2017, è risultato che sono diminuiti i bevitori quotidiani (22.1% contro il 31) mentre sono aumentati i bevitori occasionali (41% contro il 38,6%).
