TRENTO. «E’ un’emozione fortissima», ha confessato Andrea Pallaoro. Perché puoi essere ormai un regista di fama internazionale, che vive da anni negli Stati Uniti ma quando torni “a casa”, a presentare il tuo film nel cinema dove andavi da ragazzo, è un’altra cosa.

E' successo ieri sera (9 dicembre) al regista trentino Andrea Pallaoro che al cinema Vittoria ha presentato il suo “Monica”, pellicola presentata all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Tanti gli applausi e l’emozione in sala a fine proiezione.

«Questo cinema è stato così importante per me nella mia adolescenza», ha detto Pallaoro di fronte ai 350 spettatori che nonostante le strade coperte di neve non hanno voluto mancare alla proiezione al Vittoria offerta gratuitamente alla città dal Comune di Trento (ieri presente con il sindaco Franco Ianeselli e l’assessora alla cultura Elisabetta Bozzarelli) per omaggiare il lavoro del suo concittadino diventato da tempo cittadino del mondo. 

Un film, «Monica», che parla di identità (l’attrice protagonista, Trace Lysette, ha parlato apertamente del suo essere donna transgender), di abbandono, di perdono. «E’ un mio bisogno quello di esplorare le dinamiche e le conseguenze dell'abbandono, l'esperienza di non essere riconosciuti e accettati per ciò che si è e che condiziona profondamente il modo in cui ci relazioniamo col mondo», ha detto Andrea Pallaoro dialogando a fine proiezione con Luca Ferrario (responsabile della Trentino Film Commission) e con il pubblico in sala. «Monica è una donna che riesce a guardare il suo trauma e a fare i conti con le sue ferite, un'eroina moderna».

La storia è ispirata a una cara amica del regista. 

Un altro tema centrale del film è quello dell’accettazione della diversità. «Non ha mai voluto essere un manifesto di attivismo politico, ma c'è il bisogno di vedere queste storie al cinema è non solo al cinema», ha insistito il regista. «Questi personaggi provocano così tanto timore nel pubblico che in due occasioni –ha rivelato - durante le riprese (in Ohio, ndr) abbiamo perso le location perché i proprietari sono venuti a conoscenza che la protagonista del film era transgender e hanno rifiutato. Spero che il mio film aiuti ad avere meno paura».

La ricerca dell’attrice protagonista, ha spiegato ancora Pallaoro - è durata più di un anno, tra Usa, Australia e Sudafrica. Con Trace è stato un colpo di fulmine, il suo bisogno di raccontarsi attraverso Monica mi è parso subito evidente e dirompente». «I miei film sono delle opportunità per raccontarmi. Sono personaggi che hanno esperienze anche molto diverse dalle mie ma mi danno la possibilità di esplorare diverse parti di me o di persone a me molto care».

E a Ferrario che gli chiede se c’è nei progetti un film da girare in Trentino, Pallaoro risponde sorridendo: «Sicuramente, me lo auguro».