PHOTO
TRENTO. Braccio di ferro tra Aspiag Despar e il sindacato sulle aperture di Pasquetta. Secondo Walter Largher, segretario della Uiltucs, una parte consistente dei dipendenti dell’azienda altoatesina ha deciso di non recarsi al lavoro. E lo ha comunicato da tempo al datore di lavoro. Il quale però sarebbe pronto a richiamare chi dovesse servire a garantire il servizio. «L'Aspiag aveva fatto una comunicazione che ci sembrava “interpretabile” e allora abbiamo chiesto all’azienda, assieme al collega Maurizio Surian della Filcams, di specificare meglio le sue intenzioni», spiega Largher. «Ci ha risposto che intende aprire, che farà ricorso in appello contro la recente sentenza di Rovereto (in base alla quale il lavoro festivo non è obbligatorio, ndr) perché siamo ancora al primo grado, che si avvarrà dei volontari dove ci sono e, se non saranno sufficienti, chiamerà i dipendenti ad effettuare la prestazione lavorativa, di fatto precettandoli anche se non è stato usato questo termine».
Il sindacalista non intende arretrare di un millimetro: «Mi sembra una brutta presa di posizione: devo dire che sono assolutamente sereno e lo sono i lavoratori che hanno mandato in questi giorni centinaia di lettere ad Aspiag, sia in Trentino che in Alto Adige, annunciando di non intendere effettuare la prestazione lavorativa a Pasquetta. Hanno tenuto un atteggiamento mai di contrapposizione, inviando queste lettere per tempo, in modo che l'azienda si organizzi. Mi auguro quindi che Aspiag, se non trova i volontari, debba fare un'operazione di chiusura».
La volontà del sindacato non è di andare al muro contro muro, ma di fare rispettare i pronunciamenti dei giudici. «Non è che abbiamo deciso di insegnare che tipo di vita fare ai lavoratori», sottolinea Largher. «Se uno vuole lavorare non gli dico di restare a casa, ma a me interessa che quello che decide di stare a casa abbia la possibilità di farlo. Perché tra l'altro quella di Rovereto è l'ultima di una serie di sentenze».
Ieri Uiltucs e Filcams hanno partecipato ad un’assemblea all’Interspar di Bolzano sud «per ribadire ai lavoratori che se ne stiamo tranquillamente a casa. Se l'azienda vuole andare avanti, andremo avanti anche noi e non potrà che finire con una vittoria, come è avvenuto a Rovereto». La posizione di Aspiag non sorprende Largher: «Per le grandi aziende quello del lavoro festivo è diventato un terreno di scontro. Negli anni hanno fatto fuori i piccoli: ora si fanno la guerra tra loro. Noi avevamo auspicato una soluzione politica: ci dispiace che non si sia trovato un accordo».
Vassilios Bassios, della Uiltucs regionale, segue le altre aziende regionali: «Ho l'impressione - afferma - che tanti dipendenti usufruiranno dell’opportunità di astenersi dal lavoro a Pasquetta. È passato poco tempo da Natale e il carico di lavoro è stato pesante. La sentenza di Rovereto dice addirittura che non è una questione sindacale ma siamo di fronte a un diritto soggettivo. Sta al dipendente decidere se lavorare fruendo della maggiorazione dovuta o non farlo percependo lo stesso la retribuzione giornaliera».
Intanto il segretario della Filcams del Trentino, Roland Caramelle, boccia l'apertura di negozi e centri commerciali ad oltranza. «La spesa media degli italiani - dice in una nota - si è ridotta di quasi il 3 per cento in 10 anni e non saranno le aperture indiscriminate dei negozi a rilanciare i consumi». Il sindacato invita le lavoratrici ed i lavoratori ad astenersi dal lavoro e non esclude di organizzare presidi e scioperi. In attesa che il Parlamento cambi la legge nazionale, la Filcams del Trentino «incalza la Provincia per introdurre, nella legge provinciale, vincoli alle aperture festive e tutelare, in questo modo, i lavoratori e le loro famiglie, ma anche i piccoli commercianti trentini».
