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TRENTO.
F come Fornero. Il ministro del Lavoro ha voluto essere presente al Festival nonostante le fosse stato sconsigliato da più parti. E col suo piglio deciso, ma col sorriso, ha girato in lungo e in largo la città lodando il “modello Trentino” e chiarendo di essere disposta ad «accettare il dissenso, ma non gli insulti».
E come Euro, il grande malato dell’economia mondiale e che sta vedendo un fiume di esperti al suo capezzale. Di Euroscettici, al Festival, se ne sono visti ben pochi: o forse tutti sanno di essere “Eurobbligati” perché se saltano Grecia e Spagna, vien giù tutto come un castello di sabbia.
S come Soros, il “grande vecchio” della finanza mondiale che è venuto al Festival per raccontare la sua storia, i suoi successi. E per dire che no, gli hedge fund di gente come lui non hanno fatto male all’economia mondiale. Il bello è che ha pure ricevuto una marea di applausi.
T come twitter, perché i cinguettii con i loro hashtag sono stati tra i protagonisti del Festival. Noi ci abbiamo messo del nostro con la diretta “social” interattiva, ma non c’è stato incontro che non abbia avuto decine e decine di messaggi per raccontare al mondo quel che accadeva a Trento. Tra i migliori, ecco quello di @LivePaola: «La decrescita felice? Ci andate voi a dire a un miliardo di cinesi che devono tornare a zappare la terra?»
I come intergenerazionale, cioè come il patto che giovani e anziani dovrebbero stipulare per cercare di uscire dalla crisi. Ma chi ci spiega come allungare l’età del lavoro di chi vorrebbe andare in pensione e nello stesso tempo garantire posti di lavoro ai giovani? Più che un Nobel, ci sarebbe voluto Silvan.
V come vignette, perché con la crisi che non sembra dare tregua almeno qualche risata, seppur amara, è garantita. Visti disegni con l’euro sulle stampelle, scoiattoli senza più la coda, anziani senza più i vestiti. Per dirla con Giuliano: «E ricordati, figlio mio, che il denaro non dà la felicità». E il figlio: «Stronzo».
A come Agenda, quella della crescita di cui ha parlato il ministro Passera ieri al Sociale: globalizzazione, riordino degli incentivi, maggiore concorrenza, green economy. Grandi obiettivi, ma anche per il governo tecnico il tempo stringe sempre più, e il rischio che le belle parole rimangano solo sull’Agenda sono sempre maggiori.
L come lavoro, grande protagonista nei dibattiti del Festival, grande assente nella realtà di tutti i giorni. Ma inventarsi uno “Job day” per mettere in contatto davvero i grandi imprenditori presenti al Festival con i giovani, è un’idea così balzana?
D come denaro, perché la crisi di liquidità ce l’hanno le banche, ma anche i nostri portafogli che ormai rischiano di librarsi nell’aria per quanto siamo leggeri.
E come età: “quella della vita e delle cose” spiegata dal filosofo Remo Bodei. Oppure “quella del bis”, per i cinquantenni che rischiano di finire nel limbo produtivo come raccontato da Federico Rampini. Oppure ancora “quella della creazione dei posti di lavoro” di John Haltiwanger, per cui è molto meglio «essere giovani che piccoli».
L come lamiera, quella raccontata con passione da Carlo De Benedetti, testimone di un industria italiana che ha saputo trasformarsi, dai tempi della lamiera, appunto, fino all’età del cloud. Passato e futuro assieme, esperienza e rischio a braccetto verso nuove sfide.
L’ con l’apostrofo, come l’Italia, l’America, l’Asia. Paesi così diversi, e che ora si scoprono dannatamente vicini perché ormai abbiamo capito tutti che l’effetto-domino (anche quello con l’accento, of course) della crisi rischia di mettere kappao l’intero mondo.
E come “eredità”, che si gioca con “merito” e “bamboccioni” la palma di parola più trendy di questo Festival. Ne hanno parlato in tanti, di eredità: l’unica certezza è che quella che lasceremo ai nostri figli sarà ben più povera di quella che abbiamo ricevuto dai nostri genitori.
C come cooperazione. Nemmeno mille pubblicità ben fatte possono valere lo spot al sistema cooperativo fatto a Trento dal ministro Fornero, che vorrebbe esportare nel Mezzogiorno l’esperienza trentina. Quasi un lancio per la quarta riconferma dell’inossidabile Schelfi.
O come organizzazione. Il Festival è ormai un orologio in cui tutti i meccanismi girano perfettamente. E anche la web tv non ha perso un colpo di streaming nemmeno a cercarlo. Gli scoiattoli ringraziano.
N come nonni, quelli di oggi in gran salute che zompettavano con tanto di borsa arancione tra un appuntamento e l’altro, e quelli di domani (cioè noi) che chissà cosa si troveranno quando lo diventeranno.
O come la scelta che troppo spesso le donne si trovano a fare: o i figli o il lavoro, appunto. Chiara Valentini l’ha spiegato per bene, tanto che ci ha fatto anche un libro: «I figli sono un bene sociale, ma in Italia a quanto pare se ne sono dimenticati tutti».
M come Monti, ma anche come Merkel. Sono loro che hanno nelle mani le chiavi del destino mondiale. Se il Professore è stato elogiato per come sta cercando di fare uscire l’Italia dalle sabbie mobili, la Cancelliera è stata criticata assai per la sua durissima ricetta del rigore: troppo inflessibile per garantire una vera crescita all’Europa.
I come internet, che nei giorni del Festival Trento ha potuto “assaggiare” nella sua versione futura, grazie al 4G di Vodafone. Un fulmine capace di scaricare un file video in un amen, altro che l’Isdn che in alcune valli del Trentino fa ancora venire il nervoso.
A come arrivederci all’ottava edizione, con la speranza che la situazione economica non sia a tinte fosche come quella dipinta quest’anno: un “suicidio collettivo” per dirla con Serge Latouche.
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